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Dalla Casa del Fascio all’Agricoltura. Il rotolone politico non finisce mai…

LA RIFLESSIONE. Dal Jazz alla Letteratura, sino al Cinema. Alla collezione di luoghi tematici mancano solo la “casa del tablet” e quella del “w.c”. Quando la burocrazia ignora le strutture già esistenti e inventa “pur di scartare”

di Patrizio J. Macci

Le inaugurazioni hanno un fascino unico e insostituibile, quello del regalo da scartare, della pellicola di plastica tolta dal gadget extralusso con un moto di piacere sopraffino, delle scarpe lucenti appena tolte dalla scatola e indossate. Ma l’oggetto deve essere necessario e non in possesso di chi lo riceve, altrimenti si tratta di un’inutile doppione.
Non deve pensarla così il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che a Latina ha inaugurato nientepopodimeno che una “Casa dell’Agricoltura”. Le parole che accompagnano il varo della struttura hanno intasato le caselle email dei giornalisti di prima mattina: “Molti si chiederanno: cos’è una Casa dell”Agricoltura? Una struttura pensata per favorire l’innovazione in questo settore, sostenere le nuove imprese, promuovere e valorizzare i prodotti tipici e tradizionali, le Denominazioni di Origine Protetta e i prodotti a Indicazione Geografica Protetta. Un luogo aperto, di condivisione, uno spazio a disposizione di tutte le realtà che operano in questo settore”. Molti invece, dopo aver letto queste parole, hanno riflettuto sulla fine ingloriosa e burrascosa dei “Consorzi agrari”, sullo stato agonizzante dell’Arsial (AGENZIA REGIONALE PER LO SVILUPPO E L’ INNOVAZIONE DELL’ AGRICOLTURA DEL LAZIO) e sopratutto, sulla pessima usanza dei politici -tutti ma proprio tutti senza eccezione alcuna- di inaugurare nuovi progetti e nuove sedi. L’operazione sa di creazione di nuove poltrone da occupare, tasselli da riempire con persone da sistemare.
Nella Capitale questo virus ha avuto la sua massima espansione negli ultimi venti anni. Sono state progressivamente occupate quasi tutte le caselle dello scibile umano. C’è stata l’inaugurazione della Casa del Jazz, la Casa delle Letterature, la Casa del Cinema. La Casa del Tramezzino è stata risparmiata solo perché già c’era o forse per distrazione. Ora il contagio sta diventando una pandemia, si espande verso la periferia dell’Impero della Politica; invade il Basso e presto infetterà anche l’Alto Lazio. Indubbiamente dalla Casa del Fascio alla Casa dell’Agricoltura c’è una bella differenza per i cittadini dell’Agro Pontino, interrogati in merito hanno lamentato la difficoltà di dover sempre e comunque rivolgersi a Roma per alcune pratiche amministrative. Rimane però il vizio del nuovo che tutto travolge, quando invece si afferma come regola del vivere civile il concetto di riciclo in tutti i settori, il riuso, la ricucitura delle fratture in urbanistica senza dover demolire neanche un mattone. Insomma usare quello che gia c’è ottimizzando, senza dover ogni volta liquidare le vecchie strutture per poi edificarne nuove con tutte le spese e e gli oneri conseguenti.
Anche perché, proseguendo di questo passo, rimangono solamente da edificare l’improbabile Casa del Tablet, quella dello Smartphone e la Casa del W. C. Quand’anche questo monito venisse ignorato, rimane la flebile speranza che la furia vendicatrice dell’Europa si abbatta su queste operazioni. Infilzandole con il quesito terrificante: “ma la tassa sulla proprietà per tutte queste nuove case, chi la paga?”.