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Dalle urne deve uscire una capitale europea

Con l’apertura delle urne i cittadini romani hanno la possibilità di scegliere con il loro voto il sindaco di Roma e il consiglio comunale per i prossimi cinque anni. Una decisione certo non facile da prendere, al termine di una campagna elettorale sottotono, poco entusiasmante malgrado le fantasiose promesse avanzate dai candidati.
Un clima in cui l’elettorato parte disilluso dalla precedente amministrazione, è poco incline ad affidare nuovamente alla sinistra la guida del Campidoglio e si mostra diffidente di fronte a qualsiasi novità annunciata, che proprio non trova modo di accendere i cuori.
In qualche modo c’entra la grave crisi che caratterizza il nostro Paese? Quel senso di antipolitica dilagante? Certamente. Ma anche e soprattutto dipende dal fatto che fin qui nessuna amministrazione ha saputo collocare adeguatamente questa città nel contesto delle capitali europee. Roma, per la sua millenaria storia, per la sua cultura, per essere il centro della cristianità, avrebbe sempre meritato di meglio, avendone tutti i requisiti. Nessuna ampia progettualità, scarsa fantasia amministrativa, sono le cause principali di una gestione tesa solo a risolvere le emergenze della quotidianità, affidata a una classe dirigente via via sempre più insufficiente dal punto di vista professionale.
Non sarà facile dunque scegliere tra i più accreditati competitor, ovvero Alemanno, Marini, Marchini o De Vito. C’è solo da augurarsi che chiunque vinca sia supportato da consiglieri comunali di nuova generazione politica più che anagrafica, in grado di interpretare e rappresentare il nuovo su orizzonti più ampi di quelli attuali. La legge elettorale per le amministrative consente la scelta diretta dei candidati da votare. Ognuno si sforzi di supportare quelli che ritiene essere i migliori, a prescindere da ogni condizionamento di potere o di interessi personali specifici.
I cittadini romani hanno sempre dimostrato di possedere un elevato livello di sensibilità culturale. Sprecare un’occasione del genere, specie in tempi non certo esaltanti, sarebbe un grave errore di responsabilità che ognuno dovrà poi addebitare a se stesso. La capitale ha il diritto di ritornare al suo splendore per farsi portavoce, di fronte al mondo intero, di un’Italia grande e al passo con i tempi. Noi tutti abbiamo il dovere di rendere concreto questo obiettivo.

Potito Salatto, eurodeputato Ppe