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Droga in stiva: a Fiumicino intercettati 216 chili di khat, passeggero nei guai

A Fiumicino la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane sequestrano 216 chili di khat nascosti in sette valigie arrivate da Tel Aviv. Il passeggero denunciato per traffico di stupefacenti

Droga in stiva: a Fiumicino intercettati 216 chili di khat, passeggero nei guai
khat di solito si presenta confezionato in mazzetti di foglie e germogli freschi avvolti in foglie di banana

Maxi sequestro di khat all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, dove i finanzieri del Comando provinciale di Roma e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno intercettato 216 chilogrammi della sostanza stupefacente.

Il carico era nascosto in sette bagagli da stiva, tutti intestati a un passeggero di nazionalità israeliana proveniente da Tel Aviv.

L’uomo è stato selezionato per un controllo mirato dopo aver fornito risposte giudicate vaghe e contraddittorie sulle ragioni del viaggio e sul soggiorno in Italia.

Pronta per essere immessa sul mercato

La scansione dei bagagli e l’apertura delle valigie hanno permesso di scoprire l’ingente quantità di catha edulis, nota come khat: mazzetti e arbusti freschi, foglie e germogli pronti per essere immessi sul mercato.

Il khat, pianta originaria dell’Africa orientale e della Penisola Arabica, viene tradizionalmente masticato per i suoi effetti stimolanti. I principi attivi — catinone e catina — producono effetti simili alle anfetamine: euforia, aumento della vigilanza, riduzione dell’appetito. In Italia è inserito tra le sostanze vietate e la sua importazione, detenzione e commercializzazione sono penalmente perseguite.

L’intero carico è stato sequestrato. Poiché il viaggiatore risultava unico intestatario dei tag bagaglio associati alle sette valigie, è stato denunciato a piede libero alla Procura di Civitavecchia per traffico di stupefacenti.

Come si consuma la “droga dei poveri”

Il consumo del khat segue un rituale ben preciso che si basa interamente sul fattore tempo. Per estrarre i principi attivi, infatti, è fondamentale scegliere foglie e ramoscelli freschissimi, poiché le sostanze stimolanti tendono a degradarsi molto rapidamente subito dopo la raccolta.

Una volta selezionate, le foglie vengono masticate molto lentamente fino a formare una sorta di “bolo” vegetale che viene tenuto all’interno della guancia anche per ore. Questo lungo processo di masticazione consente un assorbimento lento e costante dei principi attivi da parte dell’organismo attraverso le mucose della bocca.

Tra euforia e dipendenza: gli effetti sul corpo

Chi fa uso di khat cerca principalmente una sferzata di energia. Nell’immediato si registra un forte senso di euforia e dinamismo, accompagnato da un aumento della socialità, della loquacità e da una netta riduzione della sensazione di fame e di fatica.

Il rovescio della medaglia, però, è particolarmente pesante. L’uso di questa sostanza comporta infatti diversi effetti collaterali immediati come l’insonnia, una forte irritabilità e problemi cardiovascolari. A lungo termine, inoltre, il consumo prolungato può causare una forte dipendenza psicologica e seri danni alla salute fisica e mentale.

La mappa del khat: dove è legale e dove è reato

La tolleranza verso questa pianta varia radicalmente a seconda della geografia e delle tradizioni locali. In diverse aree dell’Africa orientale e del Medio Oriente, come Yemen, Somalia ed Etiopia, il consumo di khat è una tradizione secolare e una pratica sociale quotidiana perfettamente legale.

Al contrario, in gran parte d’Europa e negli Stati Uniti la tolleranza è zero. Qui il khat è considerato una sostanza controllata e del tutto illegale, con divieti severissimi che nascono proprio dai suoi spiccati effetti stimolanti e dall’elevato potenziale di abuso e dipendenza da parte dei consumatori.