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Due sono santi e due sono viventi: in totale 4 Papi. E’ un record senza precedenti

di Valentina Renzopaoli

Mancano dieci giorni: dalle 10 del mattino occhi puntati sul sagrato di piazza San Pietro. Il mondo intero guarderà verso il Cupolone. Due dei Papi più amati, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, verranno proclamati Santi. Un momento senza precedenti, una giornata assolutamente inedita: quattro Papi a scrivere la storia, due elevati agli onori degli altari, due a celebrare la cerimonia, mille concelebranti tra cardinali e vescovi, almeno settecento sacerdoti, centinaia di diaconi. Quattro Pontefici che hanno segnato un’era, diversi eppure legati da uno spesso filo rosso.
Giovanni XXIII o semplicemente Papa Giovanni, il Papa buono, il Papa del discorso alla luna che chiese con quel tono familiare così inconsueto di portare la sua carezza ai bambini. Ma anche il Papa illuminato che decise di aprire il Concilio Vaticano II dando un’impulso evangelizzatore alla Chiesa chiusa in se stessa. Era il 1962, l’anno dopo sarebbe scomparso e di lì a poco il mondo sarebbe cambiato. A trentasette anni dalla sua morte fu Giovanni Paolo II a proclamarlo Beato durante l’Anno Santo del Giubileo.
Nell’omelia di quel 3 settembre disse: “Il Papa che seppe amare tutti e che da tutti fu amato per le sue caratteristiche di paternità, serenità umana e sacerdotale. Il motivo del suo così straordinario successo nella stima e nell’affetto del mondo intero allora e oggi è stata la sua bontà”. E proprio quella stima e quell’affetto riconosciuti da tutti di cui parlava Giovanni Paolo II sono alla base del gesto eccezionale voluto, questa volta, da Papa Francesco: la canonizzazione pro grazia. Giovanni XXIII è infatti il primo Pontefice proclamato Santo non in presenza di un miracolo riconosciuto ma per grazia, sulla base della sua popolarità diffusa dentro e fuori il cattolicesimo. Basti pensare che Chiese dedicate alla sua memoria sono presenti in più di venti nazioni sul pianeta.
Per Giovanni Paolo II invece causa di canonizzazione lampo: abbiamo ancora nelle orecchie la preghiera silenziosa dei 70mila fedeli radunati sotto il colonnato quel sabato sera 2 aprile di nove anni fa e l’invocazione spontanea unanime affinché fosse proclamato “Santo Subito”. Il Papa della caduta del muro di Berlino che vinse la Guerra Fredda, il Papa missionario che calpestò la terra di tutti i continenti, attuando gli impegni presi dal Concilio Vaticano II, il Papa dei giovani che costruì la tradizione delle Giornate Mondiali della Gioventù canonizzato dal successore di Pietro che, come lui, attira le grandi folle con un’energia dirompente.
A chiudere il cerchio Benedetto XVI, il Papa Emerito, il Papa della grande rinuncia, il Papa che ha deciso di farsi da parte. Dalla dimora di Castel Gandolfo arriverà anche lui: la Santa Sede non ha ancora dato comunicazione ufficiale ma tutti auspicano che Benedetto salirà sull’altare a concelebrare la cerimonia. Più defilato, più schivo, forse meno amato, fu lui a proclamare Beato Giovanni Paolo II esattamente tre anni fa e fu lui ad iniziare il processo di pulizia della Chiesa, allontanando i preti che si erano macchiati dell’orribile peccato di pedofilia.
Dunque, a poco più di un anno dall’inizio del suo Pontificato, Papa Bergoglio compie il suo gesto capolavoro dal punto di vista spirituale, religioso, comunicativo e politico: mai come in questo momento infatti la Chiesa ha goduto di una fiducia e di una popolarità tanto elevata. Una luce che risplende con i suoi quattro Papi, tanto forte da cancellare anche le ombre e i dubbi su una storia lunga quasi sessant’anni, come il rapimento e la scomparsa della giovane Emanuela Orlandi mai spiegati o i più recenti scandali di Vatileaks.