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“E’ un processo alla storia di Roma”. Cerroni alla sbarra, è rifiuti show

“E’ un processo alla storia di Roma”. Cerroni alla sbarra, è rifiuti show
malagrotta
ESCLUSIVO. Il professo Bruno Assumma, leader del collegio difensivo sceglie affaritaliani.it per spiegare il valore politico e giuridico del giudizio in corso. Prosciolto Ermolli, “fa venir meno l’unica ipotesi di pretesa corruzione nei confronti di un pubblico ufficiale”. IL VIDEO
“E’ un processo alla storia di Roma”. Cerroni alla sbarra, è rifiuti show


di Valentina Renzopaoli

Quando parla dei suoi studenti gli si illuminano gli occhi, una passione quella per l’insegnamento intensa quasi quanto il suo amore smisurato per sua campagna umbra dove realizza la sua passione coltivando piante e fiori e trascorrendo ore ad “ascoltare il silenzio”.
Sessantasette anni, sposato da quarantuno, il professor Bruno Assumma, romano di nascita con il sangue per metà napoletano, è il leader del Collegio difensivo del principale imputato del maxi processo sui rifiuti, il patron di Malagrotta Manlio Cerroni. Titolare della cattedra di Diritto Penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II, l’avvocato Assuma ha seguito nella sua lunga carriera di avvocato numerosi e importanti processi, difendendo managers di imprese pubbliche e private, presidenti di società di calcio di serie A, noti cantanti e attori del cinema e della televisione.
Alla vigilia della ripresa, dopo la pausa estiva, del processo kolossal che giovedì 17 settembre vedrà sul tavolo degli imputati, oltre al “re di Malagrotta”, Francesco Rando, Giuseppe Sicignano, Bruno Landi, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis,  il professor Bruno Assumma ha scelto Affaritaliani.it per dire la sua su quello che si può definire il processo alla storia di Roma degli ultimi quarant’anni.
Cinque anni di indagine, migliaia di ore di intercettazioni: professore perché siamo di fronte ad un processo che si può definire storico?
“E’ un processo storico in molti sensi, innanzitutto perché è un processo gigantesco: consideriamo che le carte processuali contenute in 110 faldoni, centinaia di migliaia di pagine. E’ un processo storico anche perché abbraccia un periodo temporale molto ampio ed ha come oggetto una delle funzioni principali che un Comune ha nella collettività, lo smaltimento dei rifiuti. Quindi è sicuramente un processo molto importante, forse il più importante degli ultimi anni”.
Nell’ultima udienza di luglio lei aveva contestato il giudizio immediato con cui è stato disposto di procedere: cosa pensa che deciderà il giudice riguardo alla sua eccezione? E cosa accadrebbe qualora venisse accolta?
“Ovviamente non posso sapere che cosa dirà il Tribunale, ma sono fermamente convinto dell’incostituzionalità del giudizio immediato cautelare che, lungi dall’essere favorevole all’imputato secondo le intenzioni del legislatore dell’epoca, determina alcune violazioni della disciplina costituzionale. In particolare, a mio parere, sono violate i principi sul “giusto processo” e i diritti della difesa. Qualora fossero accolte le eccezioni da me formulate il Tribunale rimetterebbe gli atti alla Corte Costituzionale perché si pronunci”.
E questo cosa comporterebbe?
“In questo caso il processo di merito resterebbe sospeso fino alla pronuncia della Corte”.
Cosa cambia dopo il proscioglimento di Fabio Ermolli, il dirigente dell’Arpa Lazio accusato di essere manovrato dal “re di Malagrotta”?
“Cambia molto: il decreto di archiviazione pronunciato dal gip fa venir meno l’unica ipotesi di pretesa corruzione nei confronti di un pubblico ufficiale presente nei trentatré capi di imputazione. Per la verità, l’avvocato Cerroni già due anni fa in occasione di un interrogatorio reso alla Procura della Repubblica di Roma aveva fornito la prova documentale della inesistenza della ritenuta corruzione. Documentazione che è poi stata utilizzata dal pubblico ministero, unitamente ad altri documenti, per richiedere l’archiviazione di Ermolli”.
Oltre al palcoscenico giudiziario, il processo avrà una enorme rilevanza mediatica: da questo punto di vista, crede che la stampa sia stata sinora in grado di comunicare i diversi elementi della vicenda?
“Credo che sinora la stampa si sia espressa in modo molto parziale e unilaterale. In particolare, ho notato che non sono stati mai evidenziati gli elementi positivi per una corretta ricostruzione dell’operato e della personalità dell’avvocato Cerroni. Ad esempio, non è stata data nessuna rilevanza al fatto che fino alla chiusura di Malagrotta il comune di Roma ha corrisposto 66 euro a tonnellata per il trattamento dei rifiuti, contro una media nazionale che si attesta poco oltre i 100 euro a tonnellata. Se si considerano poi alcuni casi particolari, come Napoli, il costo arriva a 200 euro. Quindi in questi anni c’è stato un grande risparmio per la popolazione romana. Peraltro alla discarica di Malagrotta venivano conferite 4.500 tonnellate al giorno contro le mille di Napoli. Nonostante tale differenza a Roma non abbiamo mai avuto il problema rifiuti per strada. Se ciò è accaduto, e per brevissimi periodi, non è stato certo imputabile all’avvocato Cerroni che non ha curato la raccolta dei rifiuti ma si è occupato soltanto del loro trattamento. Analogamente non è stato mai evidenziato dalla stampa un particolare molto importante. La presenza dell’avvocato Cerroni ha evitato che a Roma si verificassero infiltrazioni malavitose nel settore dei rifiuti. Si tratta di un dato non secondario che il TAR di Roma ha confermato allorchè ha annullato l’interdittiva del Prefetto di Roma relativa a due società del Gruppo Cerroni”.
Quando ha conosciuto l’avvocato Cerroni? Come lo definirebbe e cosa l’ha colpita di quest’uomo?
“Ho conosciuto l’avvocato Cerroni circa trenta anni fa. E’ un uomo di eccezionale intelligenza e di una tempra lavorativa fuori dal comune. Una delle qualità che colpisce maggiormente è la sua capacità di intuire gli orientamenti sociali e del mercato come nessun altro”.
Nel corso del processo sfileranno in aula i protagonisti degli ultimi quarant’anni di vita di Roma. Ha mai avuto la sensazione, leggendo le carte, che si tratti di un processo politico?
“Se per politico intendiamo partitico lo escludo. Piuttosto, si tratta di un processo alla storia della città di Roma e alla politiche degli ultimi quarant’anni per quanto riguarda il settore dei rifiuti”.


Nota: l’intervista è stata realizzata poche ore prima della scomparsa del dottor Piero De Crescenzo, presidente della Prima Sezione penale del Tribunale e presidente del Collegio chiamato a giudicare gli imputati.