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Falcognana, la discarica fa paura. E’ il corteo dei mille bambini

EMERGENZA RIFIUTI. Da Albano, Marino e dalle frazioni limitrofe al Santuario del Divino Amore, dove il commissario straordinario vorrebbe realizzare la nuova discarica di Roma, si uniscono in 15 mila in un serpente che parte dal piazza della Repubblica e finisce a Santi Apostoli. Nessuna bandiera di partito e nessun politico. I cittadini pronti a vendicarsi: “Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni”. LA GALLERY

di Fabio Carosi

Mille bambini per dire di no. No alla discarica della Falcognana, no a una gestione del ciclo dei rifiuti che punisce i cittadini invece di dare soluzioni. Perché se è vero che il prossimo 30 settembre chiuderà la discarica più grande d’Europa, la “maledetta Malagrotta”, è pur vero che ne aprirà un’altra. Presidente di Regione Zingaretti, sindaco Marino e Commissario straordinario all’emergenza che dura ormai da anni attendono solo che il ministro per l’Ambiente dia il via libera per portare quota parte dei rifiuti trattati a pochi passi dal santuario del Divino Amore. Il resto, circa mille tonnellate al giorno, andrà probabilmente in Romagna dove verrà bruciato per produrre energia. E per i romani sarà il salasso.


Nell’autunno romano il termometro segna 29 gradi. Tremila all’inizio, poi seimila, gli organizzatori dicono 15 mila. Tanti, tantissimi bambini provenienti dalle parrocchie di Santa Maria della Mole, Marino, Albano e dalle zone più vicine alla discarica: cento metri per chi abita alla Falcognana, qualcosa in più per Spregamore e Castel di Leva. C’è la delegazione di Fiumicino, di Valle Galeria e qualcuno che indossa una maglia della Val di Susa con la scritta “No Tav”. E poi un dispiegamento di forze di polizia da corteo no global che guarda il primo corteo di “bimbi arrabbiati” della storia della città.
Bimbi e adulti, intere famiglie preoccupate dall’impianto di smaltimento dei rifiuti voluto dalla politica, la stessa politica che in oltre 30 anni di Malagrotta non è mai riuscita a dare una risposta al problema e si è adagiata sino a quando “il buco di Roma” non si è esaurito. Non paghi dell’inerzia, ora cavalcano la chiusura di Malagrotta come un successo. Ecco perché al corteo dei 15 mila, non c’era neanche una bandiera di partito, un simbolo che facesse ricordare la vicinanza di chi governa ai timori della gente comune.
Non è tanto l’immondizia a spaventare. Se fosse vero che la Falcognana aprirà il primo ottobre e durerà solo due anni, al limite si potrebbe negoziare, ma l’esperienza di Malagrotta insegna e quindi in piazza ha sfilato la paura.


Da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli, slogan contro il presidente della Regione e il sindaco e una promessa unanime: “Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni”. Il resto è una festa della normalità con tanti piccoli leader, ciascuno per la sua porzione di territorio costituita in comitato.
Ma è solo la prima prova di forza: la rivolta anti-discarica e ormai anti-politica si è data appuntamento lunedì al Consiglio Regionale e sull’Ardeatina il prossimo 30 settembre. Quel giorno faranno sul serio per attirare l’attenzione. E’ successo già a Corcolle e Riano. La speranza di un quadrante di Roma e un pezzo dei Castelli Romani è appesa alla politica. Si è seduta sui rifiuti per  cinque lustri, ora ha trovato la soluzione: punire pochi con una decisione mai negoziata e con punti oscuri e mandare il resto all’estero.