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Filippo è in carcere per fame: “Il 10 giugno tutti a rubare pane”

ESCLUSIVO. Il caso del romano precario condannato per aver sottratto in un supermercato pane, olio e latte, diventa il simbolo internazionale della rivolta in rete contro la povertà e la disoccupazione. Per lui è nato un gruppo Fb che prepara una petizione a Napolitano per chiedere di commutare la pena nei domiciliari e l’assistenza dei servizi sociali. Intanto fa il giro della rete l’invito dei “milioni di disoccupati italiani” che invita al furto collettivo: “Alle ore 12 andiamo tutti insieme nei supermercati… i magistrati ci dovranno arrestare tutti”

di Fabio Carosi

La prima volta è stato graziato e arrestato in casa, prigioniero del frigo e della dispensa vuoti. La seconda volta che la fame lo ha portato nel supermercato Conad di Corso Francia per rubare un pezzo di arrosto sotto vuoto, un pezzo di formaggio, una bottiglia di latte e una di olio (totale 11 euro circa), è finito tra le braccia dei carabinieri che lo hanno portato subito dal giudice: sei mesi di carcere.
Filippo P, romano 34, anni, è il nuovo simbolo della crisi economica: precario, è costretto a rubare per sfamare sé, il figlio e la moglie. Ed è subito rivolta nella rete. Il gruppo di Fb Solidarietà per Filippo P, in poche ore ha raggiunto oltre mille membri mentre sul web si prepara la rivolta contro a fame. E anche un gesto clamoroso organizzato per il giorno 10 di giugno: un gigantesco furto collettivo di pane per sfidare i giudici e chiedere la condanna di tutti i protagonisti: fossero anche un milione. Per ora da Catania a Venezia, si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà che sfoceranno presto in una petizione al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere di commutare la pena del carcere con nuovi arresti domiciliari e chiedere ai Servizi Sociali del Comune di Roma di aiutare una famiglia alla disperazione.

solidarieta filippo fb

La storia prende il via sul web dopo che l’avvocato Gianluca Arrighi, noto penalista, nonchè autore di romanzi di successo, ha deciso di accettare la difesa di Filippo: “Ho assunto gratuitamente la difesa perché ritengo che vi siano dei casi umani che noi penalisti non possiamo esimerci dall’accettare. Purtroppo negli ultimi anni i casi di persone che commettono furti di generi alimentari è aumentato in modo esponenziale. È ovvio che nulla giustifica la commissione di reati – ha proseguito il penalista e scrittore – ma una cosa è rubare per arricchirsi e una cosa è rubare per mangiare. Il dato è allarmante e deve far riflettere su come i crimini siano spesso il riflesso dei malesseri della nostra società”.
E così la storia di Filippo ha innescato la catena della solidarietà che in breve tempo ha superato i confini italiani. Animatore del gruppo che punta a trasformare la triste vicenda del romano in un simbolo sociale è Antonio Fiscarelli, un foggiano che vive a Lione. Di sé racconta: “Sono laureato in filosofia all’università di Torino, con il prof Gianni Vattimo (2002). Al momento sono un dottorando di ricerca dell’università di Lyon. Preparo una tesi su Danilo Dolci. Non ho una borsa di studio e nemmeno un lavoro. Per venire in Francia l’anno scorso ho venduto una vecchia automobile storica e ho fatto un prestito tramite la mia compagna, risparmi che ora sono quasi finiti. Non ho mai avuto un vero contratto di lavoro, tranne in qualche occasione nei viaggi all’estero. Per lo stato italiano non esisto. Ho lavorato sin da bambino nei campi (ma ho fatto innumerevoli altri lavori)”.

gianluca arrighi

Ancora: “Dal 2003 fino al 2009 ho sopravvissuto nella mia città facendo doposcuola e lavorando nei campi. Ho pubblicato due libri e diversi articoli. Il mio primo editore vende ancora i miei libri nonostante il nostro contratto sia chiuso da diversi anni (dal 2007). Mi sono sempre occupato di educazione sociale. Fondatore di una associazione di volontariato GAAS, Gruppo si Azione e di Animazione Sociale e di una cooperativa sociale Scurpiddu, nella città di Foggia, con cui però ho rotto per questioni, diciamo, politiche. Ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha sempre sostenuto, ma ho sempre lavorato in nero. Nella mia città, come in molte città del sud, c’è un’indescrivibile situazione di sfruttamento”.
Questo l’indirizzo del gruppo Fb: https://www.facebook.com/groups/516881978380601/?fref=ts. Qui hanno scelto la via di Fb e delle richieste, ma sul web compaiono anche critiche feroci e l’invito alla ribellione. Ecco uno dei tanti testi comparsi in rete legati alla vicenda di Filippo: “Quando in un sistema politico-economico-sociale come quello italiano, i cosiddetti giudici e magistrati dello Stato emettono tali sentenze con tali condanne a chi è costretto a rubare per mangiare, perché il sistema da anni non garantisce più i più elementari diritti di civiltà al suo Popolo ; diritti alla vita, diritti al lavoro, diritti alla salute per malati ai quali gli ospedali rifiutano le cure perché i cittadini disoccupati non hanno denaro per pagare i cosiddetti tickets; quando tutto ciò e tanto altro è legge di uno Stato profondamente ingiusto e violento e quando le leggi sono anti costituzionali e quindi sono illegali e illegittime, è sacrosanto e giusto il dovere alla ribellione”.
E quindi un invito ad un gesto clamoroso: “Rubare un pezzo di pane nel più vicino supermercato il giorno 10 giugno 2013 alle ore 12 in tutta Italia, tutti insieme allo stesso orario . Dovremo essere i milioni di italiani disoccupati, senza più una casa, senza i soldi per le cure mediche, senza più una speranza di vivere normalmente. In quel giorno e a quell’ora ci dovranno arrestare tutti, ma dovremo essere milioni di italiani. Se i magistrati non lo faranno, dovranno essere loro a essere processati dal popolo italiano per le gravissime ed inaccettabili ingiustizie che hanno generato.
La firma è “i milioni di disoccupati italiani”.