Il match di stasera, Francia-Marocco, vale una semifinale mondiale ma racconta molto di più: al netto del rischio di incidenti a Parigi è la fotografia di un Paese sospeso tra integrazione e paura, nonché sorpreso dall’avanzare della destra più estrema che si insinua tra seconde generazioni e vecchie identità, fra chi si sente pienamente francese e chi, nonostante viva al di là delle Alpi, continua a mantenere un legame profondo con le proprie origini.
Una partita che suona come referendum sull’identità

Francia – Marocco si riassume nel caso di Issa Diop, nato a Tolosa da padre senegalese e madre marocchina. Dopo aver giocato con l’Under 21 francese, oggi torna in campo affrontando les blues e indossando la maglia del Marocco. I tifosi, che lo hanno accolto con diffidenza, hanno dimenticato tutto: sufficiente un gol contro l’Olanda, decisivo per il passaggio del turno, per trasformarlo in eroe nazionale. Una contraddizione applicata al calcio che trasforma il Mondiale in una sorta di referendum. Sul campo ci si gioca l’accesso alla semifinale. In Francia invece si intrecciano milioni di storie, anche complesse. Davanti alla tv, anche all’interno degli stessi nuclei familiari, si soffrirà e gioirà: figli nati in Francia che convivono con la doppia appartenenza, genitori senza dubbi. Un vero e proprio referendum sull’identità.
Tempi supplementari alle urne
La nazionale marocchina è la rappresentazione plastica della Francia multiculturale. Dei ventisei convocati per i mondiali, ben 19 non sono nati in Marocco. Una nazionale competitiva ma costruita sulla diaspora, sul talento dei nipoti e dei figli di chi è partito dal Nord Africa anni verso l’Europa. Una squadra frutto di una trasformazione sociale che si collega direttamente alla politica. Francia – Marocco, a prescindere dal risultato, ha la certezza di giocarsi ai supplementari. Se non in campo, sicuramente alle urne, dove il Rassemblement National sta conquistando una fetta sempre più consistente di consensi. Non specificatamente a Parigi e nelle grandi città, quanto nelle roccaforti delle province, dove il senso di appartenenza al tricolore francese è particolarmente sentito e intercettato dal partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Quella Francia che si ferma davanti alla televisione è la stessa chiamata alle urne nel 2027.
Marine Le Pen e i sondaggi che fanno tremare Francia ed Europa

La condanna di Marine Le Pen non ha spostato di una virgola l’indice di gradimento dei suoi sostenitori anzi ha spostato l’asticella verso l’alto. I simpatizzanti della destra più estrema vivono e interpretano la condanna della leader come un sopruso da parte dell’Europa, considerata sempre più dittatrice che governatrice. Jordan Bardella è pronto a prenderne comunque il testimone, forte di un consenso giovane, di francesi arrabbiati che si sentono inascoltati e insicuri. Una vittoria della destra preoccupa e non poco l’Unione Europea, anche perché la strategia dei partiti nazionalisti è cambiata: non lottano più per uscire da Bruxelles ma per cambiarne le dinamiche. Tradotto: meno condivisione di intenti e di politiche comune, più poteri agli stati nazionali. E mentre milioni di cittadini francesi, elettori di un paese fondatore che pesa enormemente nella UE, si interrogano su un futuro lontano dai perimetri di inclusione e integrazione Francia – Marocco va oltre il calcio: sarà il termometro del sentimento e del clima che delimita i confini fa presene, senso di appartenenza e futuro.


