di Patrizio J. Macci
Basta scucire millecinquecento euro a parola, o duecentosettantuno e rotti a carattere grafico in alfabeto occidentale per avere sul muro di casa in bella mostra la poesia più amata dagli italiani secondo ogni sondaggio mai realizzato, la più studiata in età moderna: l’Infinito di Giacomo Leopardi. Una delle tre copie esistenti e conosciute al mondo verrà battuta all’asta a Roma (prezzo di partenza 150.000 euro) nei prossimi giorni, mentre legioni di studenti italiani si rompono la testa proprio su quei versi immortali nei giorni dell’esame di maturità. Il componimento non reca l’autografo del Poeta, ma le analisi sul foglio da parte dei maggiori studiosi convergono in assoluto per la sua autenticità. L’inchiostro i materiali e la grafia sono senza dubbio quelli usati da Giacomo Leopardi.
La cifra di partenza è puramente indicativa e destinata a lievitare in maniera esponenziale visto il valore universale attribuito a questa lirica. Intanto sarà possibile ammirare la sua abbacinante semplicità nella casa d’aste Minerva Auction a Palazzo Odescalchi, e rendersi conto di come Leopardi scrivesse quasi direttamente “in bella copia”. Il testo offre gli emendamenti che il recatanese ha voluto cristallizzare mettendo in salvo il documento dal demone del tempo e della dimenticanza. Quindici endecasillabi sciolti, inquadrati in un foglio leggermente più piccolo di un comune formato “A4” collocato in verticale. Dall’Ottocento ai giorni nostri diventati oggetto di commercio per quanto di più italiano possa esistere: una raccomandazione. Il componimento fu offerto, per raccontare solo uno degli step avvenuti, in dono per “facilitare” l’inserimento nella carriera militare di un discendente del Poeta. Dopodiche è stato spedito come una missiva, ma senza mai uscire dal confine ristretto delle Marche. È stato rimpallato fino a tornare nell’alveo della famiglia Leopardi per poi riposare definitivamente nell’archivio di uno studioso, che ora ha deciso di metterlo all’asta. Il Poeta voleva sempre conservare traccia scritta del processo elaborativo e revisionale delle sue opere, o almeno di alcune di queste ritenute forse già da lui, altamente significative. In questo caso una delle liriche divenute immortali. Anche quando gli scritti erano al sicuro impressi su carta e stampate, non si staccava mai dal suo quadernetto con le varie stesure, anticipando quella che sarebbe stato un uso del Novecento: la critica delle varianti.
Insomma, Leopardi era modernissimo sia dal punto di vista della redazione dello scritto che della conservazione materiale dei testi. Per dirla in maniera digitale, faceva sempre il back up del proprio lavoro.
