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Gli occhi dell’eternità ci guardano: all’Ara Pacis arrivano i volti del Fayum

Una grande esposizione dedicata ai ritratti funerari dell’Egitto romano, con prestiti eccezionali dai principali musei internazionali. Un incontro tra storia, pittura e memoria che attraversa venti secoli.

Gli occhi dell’eternità ci guardano: all’Ara Pacis arrivano i volti del Fayum

Oltre 110 capolavori raccontano l’Egitto romano attraverso ritratti di sorprendente modernità. Opere rarissime che, dopo duemila anni, continuano a guardarci negli occhi.

Hanno quasi duemila anni, ma potrebbero essere nostri contemporanei. Ci osservano con occhi profondi, malinconici, talvolta inquieti. Sono uomini, donne e bambini vissuti nell’Egitto dominato da Roma, immortalati in dipinti destinati ad accompagnarli nell’ultimo viaggio. Eppure, davanti a quei volti, la morte sembra quasi un dettaglio.

D ieri 5 novembre il Museo dell’Ara Pacis è visitabile Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum, una straordinaria esposizione che riunisce oltre 110 reperti tra dipinti su tavola, sudari, maschere funerarie, sculture e gioielli. Un viaggio nell’antichità che possiede qualcosa di sorprendentemente moderno: la capacità di restituire un’identità individuale a persone scomparse da secoli. Altro che fotografie digitali e filtri Instagram. Qui l’immortalità si conquistava con un pennello.

Quegli sguardi che hanno sconfitto il tempo

I ritratti del Fayum rappresentano una delle testimonianze più affascinanti della pittura antica. Realizzati soprattutto nei primi secoli dell’età imperiale, venivano inseriti tra le bende delle mummie, secondo una tradizione funeraria egizia contaminata dal naturalismo greco-romano. La loro straordinaria conservazione dipende dal clima asciutto dell’Egitto e dall’impiego dell’encausto, tecnica che utilizzava pigmenti mescolati alla cera calda, capace di preservare intensità cromatica e luminosità. Il risultato è impressionante. I volti conservano espressioni, acconciature e dettagli che sembrano anticipare di molti secoli la sensibilità della ritrattistica moderna.

Dall’Egitto a Roma, un prestito eccezionale

Per la prima volta il governo egiziano ha autorizzato l’uscita di quasi tutte le tavole del Fayum custodite nelle proprie collezioni. A Roma sono riuniti circa cinquanta ritratti, una concentrazione eccezionale considerando che nel mondo ne sopravvivono meno di mille.

Gli occhi dell’eternità ci guardano: all’Ara Pacis arrivano i volti del Fayum

Tra i protagonisti spicca il celebre Tondo dei Due Fratelli, capolavoro proveniente dal Cairo e restaurato grazie al contributo di specialisti italiani. Prestiti prestigiosi arrivano anche dal Louvre, dal Getty Museum e dal Metropolitan Museum. Particolarmente significativo un volto giovanile emerso dagli scavi condotti in Egitto dall’Università del Salento, presentato per la prima volta al pubblico.

Quando Roma e l’Egitto parlavano la stessa lingua

La mostra racconta anche un Mediterraneo antico molto meno distante e diviso di quanto immaginiamo. Tradizioni egizie, cultura greca e gusto romano si incontravano dando vita a una straordinaria contaminazione artistica. Il confronto con i ritratti marmorei delle collezioni capitoline permette di cogliere affinità e differenze tra due modi di rappresentare l’individuo.

Ma il miracolo più autentico resta quello degli sguardi. Perché quei personaggi non sono imperatori, condottieri o divinità. Sono persone comuni che desideravano lasciare una traccia di sé. E ci sono riuscite. Dopo venti secoli continuano ad osservarci, ricordandoci che le civiltà scompaiono, gli imperi crollano, ma il bisogno umano di non essere dimenticati rimane identico.

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