Fiaccole per “illuminare” il sindaco Ignazio Marino e per “dire ancora una volta no al contratto unilaterale varato dall’amministrazione, che dal prossimo 1 dicembre comincerà ad avere effetti”. È la marcia dei dipendenti di Roma Capitale, organizzata da Cgil, Cisl, Uil e Csa, con i rispettivi sindacati di categoria, partita da piazza Bocca della Verità e diretta al Campidoglio.
In testa lo striscione “#Marino illuminati, 24.000 no”, che apre la sfilata, fiaccole in mano, dei lavoratori di uffici, scuole dell’infanzia e nidi, Polizia locale. Particolarmente agguerrite le insegnanti, che reggono striscioni come “Marino, la scuola per te una nullità, così morirà”, “Sindaco questo è un no che ti aiuterà a crescere” e urlano il coro “Marino ciao! Cattoi ciao!” sulla melodia di “Bella Ciao”.
E ancora fischietti e cartelli, ironici e non, come “Marino togli il pandino e nun tocca er capitolino” e “Con l’atto unilaterale, Marino senza lavoro ci vuol lasciare”.
I lavoratori, imboccata viale Luigi Petroselli, hanno bloccato il traffico invadendo anche l’altra corsia di marcia destinata alla circolazione dei veicoli a motore. La massa dei lavoratori ha bloccato macchine, motori e mezzi pubblici, rimasti imbottigliati nel traffico su via del Teatro Marcello e su viale Luigi Petroselli, in direzione del Circo Massimo. Alcune lavoratrici hanno battibeccato con un paio di automobilisti forzatamente fermi.
“Ci auguriamo che, dopo questa ulteriore iniziativa, nelle prossime ore possa riaprirsi la possibilità di trovare una soluzione, altrimenti si pone anche il tema di riunificare le vertenze. Il sindaco deve cambiare passo, se non lo fa continua non solo a far degenerare le periferie, ma anche i rapporti con chi fa funzionare la macchina capitolina. Lo sciopero non è escluso”.
Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino, a margine della fiaccolata dei dipendenti di Roma Capitale. “Questa ulteriore iniziativa è il segno che l’amministrazione comunale in questi mesi non ha risposto e non è stata coerente con gli impegni assunti negli incontri con le categorie – ha aggiunto – Continua a essere un segnale di non rispetto verso le competenze e la professionalità dei lavoratori pubblici. Questa distrazione del sindaco è gravissima”.
“L’assenza del contratto nazionale di lavoro penalizza drasticamente la vita dei lavoratori pubblici. Mentre il blocco dei contratti è ancora una volta confermato dal governo, cresce inevitabilmente il costo della vita. Intere famiglie sono costrette a tagliare spese fondamentali, quali la salute e l’istruzione per i propri figli, perché è bene ricordare lo stipendio medio mensile di un dipendente comunale è pari a 1.200 euro”. Così Roberta Chierchia, segretario generale Cisl FP Roma e Lazio. “E’ questo il quadro nel quale il Sindaco di Roma Capitale ha messo in atto una azione unilaterale tesa a tagliare il salario accessorio dei 24.000 dipendenti con una decurtazione salariale stimata tra il 20 e il 25%”.
“Tale decisione – prosegue Chierchia – graverà ulteriormente sulle tasche dei lavoratori capitolini, con una probabile decurtazione salariale del 20/25%. Con questa modalità, come stiamo dicendo da mesi, i lavoratori dovranno pagare con i propri soldi i debiti di una amministrazione che non riesce a dare alla città risposte organizzative efficienti. Per questo chiamiamo allo sciopero del 1° dicembre i dipendenti di Roma Capitale, perché oltre la necessità di vedere riconosciuto un rinnovo contrattuale ormai bloccato da 6 anni, abbiamo la necessità di vedere riconosciuta la validità dei contratti decentrati che l’arroganza di un Sindaco e di una giunta sempre meno autorevoli vorrebbe unilateralmente disapplicare. La Cisl auspica che l’atto unilaterale dell’Amministrazione ancora vigente, la cui decorrenza coincide proprio con il 1° Dicembre, data dello sciopero di tutti i lavoratori pubblici, venga ritirato, ritornando tutti al tavolo di confronto, come promesso il 31 ottobre dal Sindaco stesso, per ragionare sulle proposte elaborate dalle organizzazioni sindacali, combattendo i veri sprechi che taglieggiano le risorse della città. La Cisl con determinazione rivendica il diritto ad avere il rinnovo del contratto nazionale di lavoro ed un vero e condiviso contratto decentrato equo, giusto, che valorizzi la professionalità dei 24.000 dipendenti di Roma Capitale. Le tasche dei lavoratori pubblici non sono il bancomat del governo o del Sindaco Marino”.
