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I debiti, la metro. La memoria, la politica

La vicenda surreale della Metro C merita un salto indietro nel tempo. Correva l’anno 1998, secolo scorso, altri tempi. Allora c’era la Pantano-Grotte Celoni, futura tratta di C, ma prima ancora oggetto di due appalti di ristrutturazione: uno per trasformarla in un trenino di superficie, l’altro per rimettere più o meno a posto le cose in attesa che diventasse C.

Poi arrivano i soldi. Era l’epoca del Giubileo e, se Roma chiedeva lo Stato dava, perché in ballo c’era un grande progetto di rammodernamento della città. Oggi i soldi non ci sono più, il progetto infinito è già vecchio prima di debuttare, si è scelta una soluzione costosissima come quella di una ferrovia tradizionale a 40 metri e se poi la talpa rimane prigioniera al centro della terra, la colpa è sempre di qualcun altro.

Non ce ne vogliano i lettori, ma riassumere la storia della terza metro di Roma senza suscitare nausea, conati e sonnolenza è un esercizio difficile. Nelle poche righe precedenti c’era più o meno tutto. Quello che non c’è è la solita pessima brutta figura della politica. Quando si scopre che il cantiere è fermo perché non ci sono i soldi – e la scoperta è del nuovo assessore alla Mobilità che non è un politico – i fantastici della gestione Alemanno tuonano contro le inefficienze.

E’ lecito chiedersi: “Scusi onorevole consigliere Antonello Aurigemma, lei che tuona contro il cantiere bloccato, sino a due mesi fa non era assessore comunale anche alle “talpe”? E quando era assessore, si limitava a inaugurare i “buchi” sotterranei con tanto di sfilata, foto ricordo e pasticcini, oppure ogni tanto convocava i signori di Roma Metropolitane e chiedeva loro conto dell’avanzamento dei lavori? Insomma, è possibile che in due mesi abbia perso la memoria e da campione della gestione fallimentare del traffico romano si sia trasformato in un campione dell’opposizione?

Nulla quaestio contro l’uomo, è anche persona brillante e simpatica. Ma sull’amministratore qualcosina vorremmo dire. Ex “capo del traffico romano”: Recuperi la dote del silenzio – visto che è riuscito a trovare lavoro alla Regione Lazio –  si occupi di cave abbandonate, di ripascimento del litorale di ripopolamenti di laghi e fiumi. Lasci perdere traffico, trasporti e mobilità. Va bene pure la mitica “patata viterbese” da sempre sotto tutela, persino la “passera mattugia” a rischio di estinzione. Per non parlare di fiere e sagre. Lasci perdere la metro C. Come assessore alla imMobilità è stato un campione. Ora è giusto che vada in pensione.

Fabio Carosi