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I dirigenti “bocciati”: Ricorreremo al Consiglio di Stato”

Questa amministrazione sta operando una immensa operazione di rinnovamento anche della propria dirigenza, con un mix fra valorizzazione delle migliori risorse interne e l’immissione di nuovi e autorevoli manager che arrivano dall’esterno e sono scelti con bandi pubblici. Il fine è quello di organizzare una macchina amministrativa migliore, più efficace e vicina alla richieste dei cittadini. Il Lazio che migliora sotto tutti i profili è figlia anche di queste scelte, che sono andate e rompere sacche di potere stratificate da decenni. In una così profonda azione di rinnovamento, ora il Tar avanza alcune osservazioni sulle quali replicheremo con serenità, puntualità e spirito di collaborazione nel ricorso al Consiglio di Stato che stiamo preparando”. Lo afferma in una nota la Regione Lazio.
“In particolare – prosegue – le decisioni del Tar in materia di dirigenti in Regione sono circoscritte poiché hanno dichiarato i ricorsi inammissibili nella parte in cui si rivolgevano contro il conferimento degli incarichi che, di conseguenza, sono confermati nella loro piena efficacia. La Regione procederà in ogni caso al ricorso al Consiglio di Stato, nella convinzione che le altre questioni oggetto di esame siano frutto di una interpretazione delle disposizioni sulle cosiddette quote, peraltro superata grazie all’intervento della legge regionale 7 del 2014 che istituisce il ruolo unico della dirigenza. Occorre richiamare che ogni scelta di politica del personale della Regione Lazio si inquadra nella prospettiva tracciata nel disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione (cosiddetta riforma Madia) in corso di approvazione al Senato, che prevede, tra l’altro, l’incremento della percentuale di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni provenienti da altre p.a. al fine di agevolare l’interscambio di professionalità. Infine nel recente giudizio di parifica della Corte dei Conti sulla gestione della Regione Lazio è stata registrata una contrazione delle spese di personale (meno 7.45%) come anche del numero di dipendenti regionali (meno 152 unità)”.