Dopo gli interrogatori alla Procura minorile di Roma, i due adolescenti ammettono tre aggressioni su quattro denunciate. Le scuse, il presunto modello dei social e il mistero di un’altra minicar. Iacopini resta in terapia intensiva.
La violenza corre sui social, poi scende in strada. E quando il gioco finisce in tragedia, arrivano le lacrime. È quanto emerge dalle dichiarazioni attribuite ai due minorenni della minicar nera, interrogati il 20 ottobre dalla Procura per i minorenni di Roma per le aggressioni avvenute tra Monteverde e Testaccio.
Il sedicenne e il diciassettenne avrebbero spiegato di essersi ispirati ad alcuni filmati di TikTok, nei quali persone sconosciute vengono spinte apparentemente senza conseguenze. Una giustificazione che, se confermata, apre un interrogativo inquietante sulla distanza tra la realtà e quella rappresentata sullo schermo.
Tre aggressioni ammesse, una negata: spunta un’altra minicar
Secondo le ricostruzioni pubblicate il 21 ottobre, i due ragazzi avrebbero riconosciuto tre dei quattro episodi formalmente denunciati, escludendo la propria partecipazione al quarto. Inizialmente erano state segnalate sei aggressioni, ma soltanto quattro risultano oggetto delle denunce esaminate.
La discrepanza apre una nuova pista: potrebbe esserci stata una seconda minicar, estranea alla coppia già identificata. Un’ipotesi ancora tutta da verificare attraverso filmati, testimonianze e accertamenti tecnici.
I ragazzi avrebbero inoltre raccontato di aver scelto casualmente le vittime, senza un piano prestabilito. Il diciassettenne guidava, mentre il sedicenne avrebbe materialmente compiuto le aggressioni.
Le scuse ai magistrati e il dramma di Iacopini
Durante gli interrogatori, durati complessivamente circa tre ore e mezza, entrambi avrebbero manifestato pentimento, sostenendo di non aver immaginato conseguenze tanto gravi.
Intanto Davide Iacopini, l’attore fatto cadere dal monopattino a Monteverde, resta ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. Non risultano nuovi bollettini ufficiali che modifichino la prognosi riservata.
Le accuse rimangono pesantissime: tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. La Procura sta valutando gli elementi raccolti e le eventuali richieste di misure cautelari. Resta da accertare se i video social abbiano davvero ispirato le violenze. Perché una cosa è imitare una stupidaggine vista sul telefonino, un’altra è trasformare i passanti in bersagli. Mentre i magistrati cercano risposte, una domanda rimane sospesa: quante responsabilità si possono attribuire a un algoritmo prima di tornare a quelle di chi ha deciso di agire?
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