di Alberto Berlini
Sono passati tredici anni da quando Tom Hanks, agente di una compagnia di spedizioni, partiva da Memphis, una cittadina nel cuore dell’America per finire naufrago su una piccola isola del Pacifico dopo un incidente aereo. Il mondo nel frattempo è cambiato, ma non la sua sfortuna nei viaggi. Diverso il mezzo di trasporto, una nave mercantile, e il luogo dove è ambientata la vicenda, il mare al largo della Somalia, infestato dai pirati.
Una premessa è d’obbligo: il nuovo film di Tom Hanks è tratto da una storia vera. Il due volte premio Oscar veste i panni del Capitano Richard Phillips, che nel 2009 subì il sequestro della nave porta container Maersk Alabama di cui era il Comandante. Il regista Paul Greengrass, lo stesso dei due blockbuster della serie di spymovie “Bourne”, punta la cinepresa su un mondo che ricorda quello presentato nel 1976 da Ettore Scola nel suo capolavoro “Brutti, sporchi e cattivi”. Quasi a voler dare una giustificazione per la malvagità dei pirati, la macchina da presa coglie la disperazione quotidiana che attanaglia le popolazioni del Corno d’Africa, strette tra il deserto ed un mare che da riserva di pesce è diventato terreno di caccia. I pescatori, senza più nulla da pescare a causa delle navi occidentali che razziano le riserve ittiche della zona, diventano banditi al soldi dei signori della guerra locale. Non hanno nulla da mangiare, ne acqua da bere: solo il qat, una pianta molto usata in Arabia poiché masticandone le foglie si ottiene un effetto euforizzante che reprimente gli stimoli di fame e fatica.
Dimenticate dunque il fascino del corsari della saga dei Pirati dei Caraibi, qui siamo nel Corno d’Africa e non c’è tempo per storie d’amore e cavalleria marinara. I cattivi sono drogati e spinti dalla fame di soldi, e quando decidono di puntare le loro armi su una nave mercantile non si fanno fermare da idranti e manovre evasive. Dopo un appassionante inseguimento salgono a bordo, e qui inizia il film. Il comandante Richard Phillips si trova a confrontarsi con la sua controparte Somala, Muse, poco più che un ragazzino. Tra i due si ingaggia una vera e propria partita a scacchi psicologica, mentre entrambi cercano di portare a termine la propria missione. Siamo anni luce lontani dall’epiteto del Comandante Schettino, nessuno abbandona la nave, né la sua ciurma, nella speranza che alla fine tutto andrà bene e nessuno si farà male. Ma ovviamente non andrà così.


