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Roma

L'ultimo atto del Cafè de Paris è un tratto da un film giallo. Un incendio scoppiato nel cuore della notte che ha riempito lo storico locale di un fumo nero come il futuro che attende il simbolo degli Anni della Dolce Vita capitolina.

Proprio mentre i Vigili del Fuoco accertavano come le fiamme fossero divampate da uno sgabuzzino adiacente uno spogliatoio è arrivato l'avviso di sfratto notificato dalle forze dell'ordine intervenute in forze sul posto. Dal 2009 il Cafè che ha ospitato i grandi volti del cinema e tappa obbligatoria per star hollywodiane e turisti, era affidato ad un custode giudiziario dopo che il locare era stato confiscato alla cosca 'ndranghestista degli Alvaro.

"Un piccolo rogo con fumo che ha visto incendiarsi una busta e un aspirapolvere dove forse era finita una sigaretta accesa - riferisce Aldo Berti, il titolare della società che gestisce il Cafè - Accanto è stata trovata anche una latta di benzina, e dopo non molte ore ci siamo anche visti notificare dalle forze dell'ordine un avviso di sfratto forzato. Stiamo svuotando il locale. L'amministrazione giudiziaria non ha pagato gli affitti al proprietario delle mura che è una persona di Reggio Calabria. Ora tutti i dipendenti perderanno il lavoro".

Ora c'è anche chi si chiede se vi sia un nesso tra le fiamme e lo sfratto. Vigili del fuoco e agenti del commissariato Castro Pretorio stanno svolgendo accertamenti per fugare ogni dubbi. Le fiamme hanno provocato comunque solo lievi danni e nessuna persona è rimasta ferita o intossicata.

Incerto resta il futuro del locale al centro degli appetiti della malavita che per anni lo aveva utilizzato per ripulire i soldi delle cosche. Appena due anni fa il palazzo romano che ospita il Café de Paris era stato venduto ad un acquirente "top secret" per circa 110 milioni di euro. Ora la speranza di tutti è che possa ritornare ai fasti di un tempo evitando che le vetrine da specchi della vitalità dell'epoca d'oro di Via Veneto non diventino l'ennesimo manifesto della decadenza della città.

"Il locale è uno dei luoghi simbolo di Roma e di una città che sta morendo, che sta vedendo scomparire la sua bellezza, la sua storia, la sua cultura – dichiara il presidente dell'Adoc Lamberto Santini - E’ necessario fare chiarezza sui punti oscuri di questa vicenda, cercando di salvaguardare l’ultimo residuo della 'dolce vita' capitolina, a danno del turismo e dell’immagine di Roma. Siamo amareggiati, inoltre, che tutto questo stia passando inosservato agli organi di governo, che nulla dicono e nulla fanno per recuperare una città che sta scomparendo. Se il sindaco c’è, batta un colpo".

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