È sconcertante che nel giro di 24 ore si apprendano notizie in netto contrasto tra loro. Da una parte la ricerca dell’ennesimo consulente esterno, questa volta, esperto sulle tematiche lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, dall’altra il taglio del 30% dello stipendio dei dipendenti capitolini.
Il Sindaco chirurgo ha pensato bene di usare il suo bisturi per espiantare il cuore di Roma Capitale senza valutare il rischio di uccidere il paziente. Dopo l’esigenza di integrare e specificare il “Codice di comportamento dei dipendenti pubblici” emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 16 aprile 2013, negli ultimi mesi a causa della mancanza di fondi i dipendenti capitolini si sono dovuti barcamenare per poter sopperire alle carenze di forniture, a volte portandosi anche penne e matite da casa. Per non parlare dei toner per le stampanti…
Tutto per poter portare avanti in modo dignitoso il proprio lavoro. Senza parlare dei continui attacchi dei cittadini, giustamente imbufaliti, per i continui disagi provocati da una gestione sconsiderata della città, ai quali si cerca di far capire che, purtroppo, non è la mancanza di volontà dell’ufficio se un servizio non viene più offerto, piuttosto che una buca si riforma dopo qualche goccia d’acqua, ma è solo una questione di stanziamenti. E come viene riconosciuto tutto questo? Con un bel taglio!
È umiliante lavorare alle dipendenze di una persona che trova i fondi per ciò che lo circonda mentre è pronta ad affossare coloro che tutti i giorni, da anni, svolgono il proprio lavoro, chi più e chi meno, tra mille difficoltà. Ora, come già successo qualche mese fa, l’allarme del taglio degli stipendi è rientrato e solo per tutto il 2014 noi dipendenti comunali possiamo stare tranquilli che quanto ci spetta da contratto, bloccato ormai da 5 anni, ci verrà riconosciuto.
Il Sindaco Marino nel discorso di chiusura della sua campagna elettorale disse “Stop alle consulenze, dobbiamo trovare le risorse tra i dipendenti del Comune” ma è ormai lontano quel giorno di maggio scorso quando pronunciò, come si dice, “le ultime parole famose”. Nello stesso discorso ha gridato “vogliamo indietro la nostra Roma”. Caro Sindaco quella che stiamo vivendo sarà pure la Sua Roma ma non certo quella dei romani.
Un dipendente di Roma Capitale
