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Il Supremo: “Ecco tutta la mia verità”. Cerroni choc: “La politica ha paura”

Il Supremo: “Ecco tutta la mia verità”. Cerroni choc: “La politica ha paura”
ESCLUSIVO. Il “re di Malagrotta”, a giudizio per associazione a delinquere, sceglie affaritaliani.it per raccontare la sua versione dei fatti che lo hanno portato prima ai domiciliari e ora alla sbarra nel maxiprocesso sui rifiuti. Nomi e cognomi dei politici che non hanno difeso il loro lavoro. La sfida: “Ora risarcimento morale ed economico”

 
di Valentina Renzopaoli

L’ultima volta che ha parlato con i giornalisti lo ha fatto lo scorso maggio con una conferenza stampa fiume per presentare il libro-dossier “Storia e cronaca a volo d’angelo sulla monnezza di Roma”. Erano le prime ore di libertà condizionata dopo l’arresto clamoroso del gennaio scorso. Da allora solo “ufficialità” dal suo sito internet al quale ha affidato idee, dichiarazioni e pensieri. A quattro mesi dall’inizio del processo che lo vede accusato di essere a capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture, il “re dei rifiuti” Manlio Cerroni rompe il silenzio con un’intervista esclusiva ad Affaritaliani.it.
E ce n’è per tutti: dalla politica (con nomi e cognomi) che dall’inizio dell’inchiesta ha nascosto la testa sotto la terra, sino alla teoria del complotto per estrometterlo dalla gestione dei rifiuti, per finire con la decisione choc unilaterale che per lui il “processo è chiuso” con l’assoluzione di uno degli imputati, accusa che faceva da cardine all’intera vicenda. E un monito: da ora parte l’operazione “risarcimento morale ed economico”-

Dunque, avvocato Cerroni, in una recente intervista su Affaritaliani.it uno dei suoi difensori, il professore Bruno Assuma, ha affermato che il processo che la vede protagonista e che ormai porta il suo nome, è un vero e proprio processo “politico” definendolo con esattezza “un processo alla storia della città di Roma e alle politiche degli ultimi quarant’anni per quanto riguarda il settore dei rifiuti”. Lei cosa ne pensa?
“Che cosa vuole che le dica, dopo tutto quello che è stato detto e scritto sulla vicenda. Il mio pensiero l’ho già espresso nella lettera che ho inviato al Commissario dell’Arpa Lazio, l’avvocato Carruba, che tutti possono leggere sul mio blog”.
Torniamo all’intervista del professor Assumma: quale passaggio l’ha colpita di più?
“Dell’intervista al professore Assumma mi ha colpito la riflessione riferita alla classe politica, la quale stranamente è rimasta assente, quasi estranea, anziché intervenire, come era suo diritto e dovere, rivendicando il lavoro fatto in materia di rifiuti. Penso al Piano Regionale Rifiuti della Giunta Storace del luglio 2002, al lavoro preparatorio della Giunta Marrazzo, fino al Piano Regolatore della Giunta Polverini del gennaio 2012, che recepiva quanto previsto dal Decreto Mattioli”.
Scusi ma lei che l’ha conosciuta da vicino che idea si è fatto del comportamento della classe politica che ha governato Roma negli ultimi decenni?
“Secondo me tutta quella classe politica anziché  tacere avrebbe dovuto difendere con orgoglio il lavoro fatto vantandosi di aver assicurato, prima con le discariche, il servizio a prezzi vantaggiosi (Milano ad esempio pagava il doppio di Roma) e poi con gli impianti, di avere portato la Regione, attraverso una gestione dei rifiuti attuata nel pieno rispetto della normativa europea, ad una situazione complessiva ben diversa da quella di tante altre regioni italiane, dalla Liguria alla Sicilia che ancora oggi fronteggiano problemi enormi. Penso ad esempio alla discarica di Scarpino in quella Genova tanto cara al nostro sindaco Marino. E questo obiettivo è stato raggiunto con il coinvolgimento e l’impegno di aziende pubbliche, come l’Ama, la Saf e Gaia e di imprese private leader in Italia e nel mondo, come il mio Gruppo”.
Ma intorno alla vicenda è calata una cortina di silenzio, perché secondo lei?
“Mi sfugge il motivo di tanto silenzio da parte dei politici. Sarà stato il timore, anzi la paura di essere sentiti in Procura e di perdere la reputazione. Per quel che mi riguarda, come ho già detto nella lettera all’avvocato Carrubba, il discorso si è chiuso con l’archiviazione della posizione di Ermolli”.
Quali saranno le sue prossime mosse?
“Lotterà d’ora in avanti fino in fondo con l’unico obiettivo di ottenere il giusto risarcimento morale prima ed economico poi, nei confronti di coloro che definisco “complottardi” che hanno agito con l’unico intento di estromettermi dalla Nuova Era che stanno progettando”.
Senta avvocato, l’anagrafe dice che lei ha 87 anni: pensa ancora di continuare a lavorare?
“Certo: continuerò il mio lavoro, in Italia e all’estero dove sono appena stato, perché ritengo un delitto che possa andare disperso un patrimonio di esperienza unico al mondo e che mi ha meritato l’appellativo di Supremo da parte della stampa”.