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Bosch, allarme lavoro nell’auto: chieste regole Made in Europe

Bosch, allarme lavoro nell’auto: chieste regole Made in Europe

L’auto tedesca perde 40.000 posti in sei mesi. Bosch spinge l’UE verso regole Local Content per difendere produzione e componentistica.

Bosch e i suoi rappresentanti dei lavoratori chiedono all’Europa regole più severe sulla produzione locale per frenare la perdita di posti di lavoro nell’industria automobilistica. La pressione arriva mentre la crisi occupazionale accelera: in Germania il settore auto ha perso circa 40.000 posti soltanto nei primi sei mesi del 2026 e Bosch ha già deciso tagli per oltre 20.000 addetti nel Paese.La questione non riguarda più soltanto la transizione dal motore termico all’elettrico. Al centro dello scontro c’è la capacità dell’Europa di conservare produzione, investimenti e competenze mentre cresce la concorrenza asiatica e una quota crescente della catena del valore può essere trasferita verso Paesi con costi industriali inferiori.Il consiglio generale di fabbrica della divisione Mobility di Bosch, che rappresenta circa 74.000 dipendenti in una quarantina di siti tedeschi, ha chiesto la creazione di una task force nazionale che riunisca imprese, lavoratori, sindacati e politica. Obiettivo: impedire che la trasformazione dell’auto si traduca nella perdita di decine di migliaia di posti e di competenze tecnologiche.

Bosch chiede vere regole Local Content in Europa

Il punto economicamente più rilevante riguarda le regole “Made in EU”. Secondo i rappresentanti Bosch, incentivi pubblici e commesse dovrebbero essere legati alla quantità di produzione e occupazione effettivamente generata in Europa.Non basterebbe quindi assemblare nel continente un’automobile realizzata prevalentemente con componenti importati. Il criterio dovrebbe considerare l’intera catena produttiva, includendo componentistica, elettronica, sistemi di assistenza alla guida e software.La distinzione è decisiva perché, secondo il documento presentato dai rappresentanti Bosch, i fornitori generano circa il 75% del valore aggiunto di un’automobile. Proteggere soltanto gli stabilimenti di assemblaggio finale rischierebbe quindi di lasciare fuori una parte consistente dell’industria europea.La richiesta è quella di accelerare anche l’Industrial Accelerator Act europeo, introducendo rapidamente requisiti di contenuto locale per elettronica e componenti delle trasmissioni elettriche.

La pressione cinese preoccupa anche il management Bosch

La posizione dei lavoratori trova un punto di contatto significativo con quella del management. Markus Heyn, responsabile della divisione Mobility di Bosch, ha avvertito che la presenza dei concorrenti cinesi sta aumentando anche nell’industria europea dei veicoli commerciali.Heyn osserva che sia la Cina sia gli Stati Uniti utilizzano, con strumenti differenti, politiche destinate a mantenere sul territorio nazionale una parte della produzione. Per Bosch anche l’Unione europea deve quindi decidere quanta creazione di valore industriale vuole conservare al proprio interno.Il problema è soprattutto di competitività. Secondo Heyn, le condizioni con cui operano le imprese sul mercato cinese sono differenti da quelle europee e il divario sarebbe difficile da compensare persino scegliendo le aree produttive meno costose dell’Europa.Il tema supera quindi la singola vertenza Bosch e investe il modello industriale europeo. Produzione di batterie, motori elettrici, elettronica, semiconduttori, software e sistemi avanzati di assistenza rappresenta una quota crescente del valore economico delle automobili di nuova generazione.Perdere queste attività significherebbe conservare in Europa l’assemblaggio dei veicoli, ma trasferire progressivamente all’estero una parte più redditizia e strategica della filiera.

Germania, 40.000 posti persi nell’auto in sei mesi

I numeri spiegano l’urgenza della richiesta. IG Metall calcola che circa 40.000 lavoratori abbiano perso il posto nell’industria automobilistica tedesca nei primi sei mesi del 2026. Il sindacato chiede che le future norme europee sulla produzione locale comprendano non soltanto le automobili finite, ma anche i componenti utilizzati per costruirle.La situazione dei fornitori è particolarmente delicata. Bosch ha programmato oltre 20.000 tagli in Germania, mentre la trasformazione verso l’elettrico riduce il fabbisogno di manodopera in alcune produzioni tradizionali. A questo si aggiungono costi del lavoro e dell’energia, debolezza della domanda europea e pressione dei concorrenti internazionali.La richiesta di protezione della produzione locale sta intanto guadagnando peso politico. Anche Baviera, Bassa Sassonia e Baden-Württemberg, i tre principali Länder tedeschi dell’automobile, hanno sollecitato Berlino e Bruxelles ad adottare un atteggiamento più deciso di fronte alla crescita delle importazioni cinesi.La partita economica riguarda dunque il modo in cui verranno utilizzati incentivi, appalti pubblici e regole commerciali. Legare una parte degli aiuti alla produzione europea potrebbe sostenere investimenti e occupazione, ma introdurrebbe anche vincoli più stringenti nelle catene globali di fornitura.Per Bosch la priorità è evitare che la transizione tecnologica diventi anche una progressiva deindustrializzazione della filiera europea. Il confronto che si apre a Bruxelles non riguarda più soltanto quali automobili verranno vendute in Europa, ma soprattutto dove saranno prodotti i componenti e dove resterà il loro valore industriale.