Uno studio della Cgia di Mestre incorona Roma regina dei rincari: 68,5 milioni di euro in più ogni mese per i carburanti. Il Lazio è quarto in Italia e il confronto tra gli interventi di Draghi e Meloni riaccende il dibattito sulle accise.
A Roma ormai costa tutto, persino rimanere imbottigliati nel traffico. E se un tempo la preoccupazione degli automobilisti era trovare parcheggio, oggi il vero brivido arriva davanti alla pompa di benzina. Perché il pieno rischia di somigliare sempre più alla rata di un mutuo.
A certificare la stangata è la Cgia di Mestre, che assegna alla Capitale un primato decisamente poco invidiabile: nel 2026 la spesa per benzina e gasolio a Roma e provincia potrebbe aumentare di 823 milioni di euro rispetto all’anno precedente. In pratica, 68,5 milioni di euro aggiuntivi ogni mese. Una montagna di soldi che esce dalle tasche di famiglie e imprese e finisce nei serbatoi.
Roma batte Milano e Napoli. Ma stavolta c’è poco da festeggiare
Secondo le elaborazioni della Cgia, la bolletta complessiva dei carburanti nell’area romana passerà dai 4,236 miliardi del 2025 ai 5,059 miliardi del 2026. Un incremento del 19,4%. Nella graduatoria degli aumenti assoluti, Roma guarda tutti dall’alto. Milano si ferma a 594 milioni annui in più, Napoli a circa 475 milioni. Seguono Brescia, Torino e Bari.
Il primato capitolino dipende soprattutto dalle dimensioni dell’area metropolitana, dal numero di veicoli circolanti e dalla presenza di aziende di autotrasporto. Non significa quindi che Roma abbia necessariamente i distributori più cari d’Italia.
Lazio, un miliardo e 257 milioni di rincari
Allargando lo sguardo, il quadro peggiora. Nel Lazio la spesa annuale stimata raggiunge 7,591 miliardi, con un incremento di 1,257 miliardi rispetto al 2025: quasi 105 milioni aggiuntivi al mese. La regione occupa il quarto posto nazionale, preceduta da Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Da sola concentra circa il 9,2% dell’aumento previsto per l’intero Paese, quantificato in 13,6 miliardi.
Accise, il confronto tra Draghi e Meloni
Lo studio riapre anche la questione degli interventi governativi. Dal marzo 2026 l’esecutivo Meloni ha varato, secondo la Cgia, 13 provvedimenti contro i rincari, per 2,6 miliardi complessivi. Nel 2022, durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, il governo Draghi destinò invece 7,3 miliardi alla riduzione delle accise per otto mesi. Quasi tre volte tanto, in un contesto economico e finanziario differente.
Intanto i romani continuano a fare i conti con il carburante, le code e i chilometri percorsi a passo d’uomo. Con una consolazione piuttosto magra: almeno, quando si resta fermi sul Raccordo, il contachilometri non gira.
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