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Incinta, ma la bimba non è sua. Scambio di embrioni, racconto incredibile

Incinta, ma la bimba non è sua. Scambio di embrioni, racconto incredibile
ESCLUSIVA. Nuovo scandalo all’ospedale Pertini dove una romana ha scoperto che il Dna del feto che porta in grembo non è compatibile con il suo. Il padre ad Affaritaliani.it: “Si chiamerà Francesca come il Papa. Eventuali risarcimenti in beneficenza”

di Alberto Berlini

“Abbiamo cercato di aver un figlio per dieci anni, ma ora siamo piombati in un incubo”. Trema la voce di Giacomo G. quando racconta ad Affaritaliani.it la storia della sua famiglia. La coppia denuncia di essere la protagonista di un nuovo caso di scambio di embrioni che sarebbe avvenuto all’ospedale Pertini di Roma. Uno scandalo che segue di pochi mesi quello venuto alla luce lo scorso aprile quando una donna si trovò ad avere in grembo gli embrioni di due gemelli fecondati da un’altra coppia.
“Avevamo sentito parlare di quello scandalo – racconta Giacomo – ma non pensavamo potesse essere successo anche a noi. Invece…”. Invece per Giacomo e Maria in un giorno di maggio è arrivata una busta che conteneva una comunicazione che avrebbe loro gelato il sangue. Una coppia come tante che alla soglia dei cinquanta disperava di poter diventare genitori: Giacomo 47 anni, funzionario postale, Maria di quattro anni più giovane, casalinga.
Signor Giacomo, mettiamo gli eventi  in ordine..
“Io e Maria ci siamo sposati 10 anni fa. Da allora abbiamo fortemente voluto un bambino, senza riuscirci. Siamo una coppia fortemente religiosa e ci siamo chiesti mille volte se fosse giusto o meno affidarci alla fecondazione assistita, poi a dicembre del 2013 abbiamo deciso di ricorrere all’aiuto della medicina”.
E quindi ce l’avete fatta…
“Il protocollo va a buon fine, l’inseminazione artificiale sembra apparentemente perfetta e dopo qualche giorno abbiamo la conferma che uno degli embrioni si è impiantato con successo nell’utero di mia moglie. Può immaginare la nostra gioia.”
Ma lo choc arriva qualche mese più tardi.
“Ci viene consigliato di sottoporre il feto all’amniocentesi, data anche la nostra non più giovane età. E così, quasi per caso scopriamo quello che qualsiasi genitore non avrebbe mai voluto scoprire”.
Quello che Giacomo racconta lo si può leggere sui documenti allegati. “L’esito dell’esame diagnostico effettuato al San Camillo non evidenziava alcun tipo di malformazione, ma l’esame del liquido amniotico sottolineava un profilo genetico del feto non compatibile con quello della madre. In poche parole, era certo che l’embrione impiantato non era quello frutto della fecondazione dell’ovulo di mia moglie”.
E se la madre è ignota…
“Figuriamoci il padre, ci è stata consigliata una indagine genetica più approfondita, ma non vorrei neppure pensare che il mio seme abbia fecondato l’ovulo di un’altra donna.”
Cosa le hanno detto i medici?
“Ci hanno messo davanti ad una scelta. Avevamo sette giorni di tempo per decidere se tenere quella che avevamo scoperto essere una bambina, oppure effettuare un aborto terapeutico. Ma abortire ci è sembrato un delitto a tutti gli effetti. Non ci importa di sapere chi siano i genitori, la nostra bambina avrà un padre e una madre che si prenderanno cura di lei”.
Avete deciso di fare causa all’ospedale?
“Ci siamo rivolti ad una associazione, Agitalia, che già ci seguiva per un’altra causa e ci è stato fatto notare che esiste la possibilità di chiedere un risarcimento milionario per i danni morali, patrimoniali e biologici, sia al nosocomio che alla Asl competente e al Ministero della Salute. Ma non siamo interessati ai soldi, ma se mai la causa dovesse andare avanti siamo intenzionati devolvere i soldi in beneficenza”
Le posso chiedere il nome che avete scelto per la bambina?
“Francesca”
Siete una coppia fortemente religiosa, il nome non è certo un caso…
“Siamo profondamente cattolici, immagini solo con quale sforzo morale abbiamo deciso di affidarci all’inseminazione artificiale, eravamo quasi rassegnati. E ora questa bambina, non potevamo che darle lo stesso nome del nostro Papa”.

I DOCUMENTI/ Il referto con l’esito dell’amniocentesi

Una versione che non convince gli operatori sanitari coinvolti nella vicenda che hanno fatto sapere che i documenti sarebbero un falso. “È stata usata carta intestata su cui poi è stato effettuata una manomissione su dati di altri referti – Paola Grammatico, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’ospedale San Camillo Forlanini –  a un’analisi approfondita il codice utilizzato non corrisponde alla tipologia di codici che noi attribuiamo ai campioni. Inoltre – prosegue Grammatico – l’incompatibilità del profilo genetico del feto con quello materno è stata valutata sulla base di una proteina, ma con questo tipo di analisi nessuno avrebbe mai potuto identificare un’incompatibilità genetica. Abbiamo anche già accertato a chi realmente appartiene il referto: si tratta di una donna che ha fatto l’amniocentesi nel 2013″. “La direzione del San Camillo Forlanini – aggiunge Grammatico – valuterà se sporgere denuncia”.