Feste low cost per gli italiani, che tirano la cinghia anche a tavola. Solo grazie ai turisti restano stabili le vendite dei prodotti pasquali nella Capitale. Ma se in centro le vendite tengono, in periferia le cose vanno peggio. Nei piccoli centri, poi, il clou delle vendite partirà solo domani, quando molti romani raggiungeranno le seconde case.

A pochi giorni dalla Pasqua, la Cna di Roma tira le somme sulle preferenze degli acquisti gastronomici tradizionali dei romani. In grande spolvero i prodotti artigianali che stanno conquistando spazio nelle preferenze dei consumatori: “Grazie alla freschezza, alla genuinità delle materie prime e all’assenza di conservanti – dichiara Bernardino Bartocci, Presidente di Assopanificatori – ormai quasi la metà degli 800 forni romani producono colombe e pizze di Pasqua. A beneficio dei consumatori, visto che tra forni c’è sempre più concorrenza”. E i romani sono disposti a spendere qualcosa di più rispetto ai prodotti industriali. Una colomba artigianale costa dai 13 ai 18 euro, una pizza di Pasqua dai 10 ai 13 euro. Secondo la Cna di Roma, le vendite si attesteranno per le colombe su circa 7mila pezzi “stabili rispetto all’anno scorso e questo, vista la crisi, è comunque una buona notizia”.
Ma lontano dal centro storico i conti non tornano. Le cioccolaterie delle zone periferiche hanno dimezzato le vendite di uova artigianali rispetto all’anno scorso, quando gli incassi si erano già ridotti del 30%.
“È una Pasqua più stanca dello scorso anno – dice Domenico Baldassarini, titolare dell’omonimo forno a Manziana – Quelle che vanno di più sono le pizze di Pasqua artigianali, preferite alle colombe, perché non in competizione con la grande industria”.
