Avevano creato un gruppo di imprese che formalmente si occupavano di commercializzare elettrodomestici, prodotti di abbigliamento e alimentari, nonché di produrre servizi alle imprese ma, di fatto, si trattava di 7 società utilizzate per frodare il fisco e collocare sul mercato prodotti a prezzi stracciati. E per costruire la loro architettura, un gruppo di imprenditori romani più un socio calabrese erano andati in Ciociaria a rintracciare un gruppo di ultraottantenni che si ritrovavano ad essere gestori di un patrimonio societario. Secondo la Guardia di Finanza di Ceprano i nonnetti erano compiacenti, cioè coscienti del loro ruolo di prestanome, concesso probabilmente in cambio di denaro che si andava ad integrare la pensione.

Il meccanismo fraudolento, scoperto dalla Brigata della Guardia di Finanza di Ceprano, era semplice e ricorrente: le società, una volta attivate a nome degli anziani prestanome, apparivano particolarmente floride e, dopo un periodo relativamente breve di attività, venivano spogliate di ogni bene (‘distratto’ a favore di nuove società, sempre riferibili agli stessi soggetti autori della frode) e trasferivano la loro sede in Bulgaria, evitando di presentare le dichiarazioni dei redditi e di assolvere gli obblighi I.V.A. in Italia.
Naturalmente anche le nuove società che venivano costituite operavano come le altre, aumentando progressivamente il giro d’affari ed i profitti ‘esentasse’ a favore dei responsabili della frode, che avevano altresì cura di integrare o modificare i prestanome, attingendo sempre da ignari stranieri o anziani. Le indagini sono scattate all’inizio dell’anno, quando le Fiamme Gialle di Ceprano si erano incuriosite ad un imprenditore ottuagenario titolare di alcune imprese, tra le quali una con sede in Ciociaria, che cessavano sistematicamente la loro attività senza presentare la prescritta dichiarazione dei redditi, pur in presenza di un gran numero di operazioni imponibili.
Conclusa nel marzo scorso tale prima operazione, i Finanzieri hanno proseguito gli accertamenti e la paziente ricostruzione di rapporti economici, legami societari e transazioni finanziarie ha consentito di smantellare l’intera organizzazione ed individuare gli importi sui quali lo Stato potrà far valere le proprie pretese erariali: trattasi di una base imponibile sottratta a tassazione ai fini delle imposte sui redditi pari a 100 milioni di euro e di evasione di imposta sul valore aggiunto per un ammontare complessivo di circa 13 milioni di euro.
I 13 responsabili della frode al fisco sono stati denunciati alla competente Autorità Giudiziaria per varie ipotesi di reati tributari.
