La Regione Lazio ha bisogno di riforme. Pochi sanno che con un solo tratto di penna si possono chiudere oltre 200 enti intermedi che sono inutili e dannosi e rappresentano un vero e proprio freno alla crescita del nostro territorio oltre che a un aggravio della spesa pubblica.
I numeri? Eccoli. Nella nostra regione abbiamo 23 Comunità Montane, 21 unioni di comuni, 82 università agrarie, 10 consorzi di bonifica, 12 enti parco, 38 riserve e aree protette, 5 Ato rifiuti, 5 ato acqua, 4 consorzi intercomunali, 5 consorzi industriali, 1 bacino imbrifero Montano, 8 Gal, senza tener conto dei 30 distretti socio sanitari, delle 12 Asl, delle aziende ospedaliere e dei tanti enti e società regionali come le Ater, l’Astral e l’Aremol.
Come fare? E’ presto detto: basta eliminare tutti questi enti e dare le competenze delle Comunità Montane, delle Università Agrarie, degli Enti Parco ai Comuni, quelle dei Consorzi di Bonifica, delle Ato dei rifiuti e dell’acqua, dell’Astral alle nuove Province riformate e sopprimere l’Aremol. Per non parlare dell’universo delle Ipab mai riformate e che sono ancora governate con le regole della legge Crispi del 1890. Un dettaglio da non trascurare, visto che, a causa di questo vuoto legislativo, nei giorni scorsi un’Associazione di volontariato (la Peter Pan Onlus) che fornisce assistenza ai bambini malati, ha rischiato di dover interrompere i suoi servizi per degli stupidi cavilli burocratici.
Le Ipab vanno raggruppate per funzioni svolte e trasformate in Asp, quelle minori vanno estinte, mentre quelle con servizi specifici, come il S. Alessio che assiste i ciechi, vanno trasformate in fondazioni private. La prima riforma che il nuovo consiglio Regionale sarà tenuto ad affrontare è proprio quella della riorganizzazione degli enti sul territorio. Infatti il primo gennaio di quest’anno è entrato in vigore la legge di stabilità che all’articolo 1 comma 115 proroga di un anno la riforma delle province e la loro riorganizzazione. Le province però vengono comunque trasformate in enti di secondo livello e a loro vengono assegnate funzioni importanti di area vasta e sarà compito della Regione trasferire loro competenze amministrative di questo tipo.
Inoltre la Regione dovrà subito legiferare anche sulla istituzione delle autorità d’ambito dei rifiuti, assenti nel Lazio, e dell’acqua, perché ora la competenza è passata dallo Stato alle Regioni. Ecco dunque la necessità di una vera e propria riforma strutturale e la Regione anche in virtù dell’art. 16 dello statuto deve decidere una volta per tutte di smettere di voler diventare un grande comune e assumere le funzioni esclusive di legislazione e programmazione. La Regione dunque deve dimagrire, chiudere e razionalizzare enti, devolvendo le funzioni amministrative al sistema degli enti locali, comuni e province, senza creare nuovi mostri giuridici, e affrontare anche quel decentramento dei servizi per favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, che è uno dei cardini del principio di sussidiarietà.
Donato Robilotta
