di Alberto Berlini
Tutti la vogliono, in poco tempo è diventata la donna più ricercata della città: “L’assessore Guido Improta mi è venuto a cercare pure in Università”. I politici hanno fatto a gara cercando di farla candidare dalla loro, senza successo. Micaela Quintavalle, la “Giovanna d’Arco de noantri” ha detto no a tutti: destra, sinistra e 5 Stelle, ha un unico obiettivo: la guerra contro i sindacati tradizionali, accusati di aver affossato Atac senza aver tutelato gli interessi dei lavoratori.
Il retroscena della rivolta che sta agitando l’Agenzia del trasporto autoferrotranviario del Comune di Roma e portando la città verso la paralisi dei trasporti, Micaela Quintavalle la racconta ad Affaritaliani.it mentre insieme al cronista affronta il tragitto che centinaia di persone compiono tutti i giorni a bordo di un autobus che collega l’Eur a Piazza Venezia passando dalla Magliana.
Giorno di targhe alterne, meno traffico per strada, ma per compiere andata e ritorno, poco più di 20 chilometri, ci vogliono più di due ore: autobus a non più di 30 chilometri all’ora in centro storico e rispetto di ogni normativa del codice della strada. Una sorta di sciopero bianco che gli autisti di Atac intendono rispettare rinunciando alle ore di straordinario: “Non c’è personale per coprire tutte le corse – denuncia Micaela Quintavalle – il 40% delle linee autobus sono coperte facendo ricorso ad ore extra, una percentuale che sale ad oltre il 60% per le ferrovie urbane. Una condizione inaccettabile quando invece i turni in più dovrebbero servire a coprire i servizi in periferia dove si assistono a scene al limite dell’assurdo con autobus strapieni e viaggiatori che fanno a botte pur di accaparrarsi un posto per andare al lavoro. Il limite della capienza sulla maggior parte degli autobus è inferiore ai 100 viaggiatori, ma nelle ore di affluenza massima ci sono anche 150 passeggeri. Una condizione da carro bestiame a cui gli utenti non dovrebbero mai fare l’abitudine”.
“Ora i vigili sono con noi, hanno annunciato controlli per verificare il rispetto delle norme di sicurezza che troppo spesso vengono scavalcate per evitare che ci siano vere e proprie rivolte che potrebbero finire in un assalto alla diligenza – confida la “pasionaria degli autisti” – nelle periferie chiudiamo un occhio, ma in centro sarà tolleranza zero. Poi venerdì ci sarà la grande manifestazione e insieme a noi scenderanno in piazza anche rappresentanze dalle altre città italiane, Firenze e Genova in primis”.
Ecco appunto, ma chi è “noi”?
“Tutto è cominciato in una notte di ottobre quando ho creato un gruppo su Facebook a cui ho invitato alcuni amici autisti. In pochi minuti eravamo già tre mila. Il “gruppo” che ha preso il nome di Movimento Cambiamenti M410 (Movimento 4 ottobre Ndr) è assolutamente apolitico, nonostante in tanti mi abbiano chiesto di mettere la faccia con questo e quel partito. Siamo dalla parte della gente in primis, e soprattutto contro i sindacati che non tutelano i lavoratori ma si accontento di rendite di posizione. Non abbiamo una struttura, tutto è nato in rete e così sta continuando, con decisioni a maggioranza su tematiche proposte sulla bacheca elettronica, ma ora ci sono interrogativi sul futuro. Ieri ho pianto dopo l’assemblea, quello che stiamo creando sta diventato sempre più grande e ora l’interrogativo è se diventare una associazione o un sindacato. Quello che promettiamo è di essere diversi, e di ricondurre tutto a decisioni prese a maggioranza, così come abbiamo sempre fatto fino ad ora”.
Decisioni prese a maggioranza, mi sembra di rivedere il metodo 5 Stelle…
“Si ogni attività viene condivisa sulla bacheca del nostro gruppo segreto su Facebook. Lì, tra commenti ed obiezioni si decide la linea comune che il nostro “gruppo” porta avanti, e la maggioranza vince sempre”.
Un gruppo si lega attorno a qualcosa però… chi è il bersaglio di questa protesta che sembra essere semplicemente l’espressione di un malcontento cronico?
“I sindacati, quelli che curano la loro posizione, che passano il tempo in sala mensa a gestire i cambi turni e poi guarda caso hanno tutte le domeniche libere. Ecco, noi siamo indipendenti da loro, perché non chiederemmo mai nulla per noi, lo facciamo perché amiamo il nostro lavoro e chiediamo solo di poterlo fare in sicurezza”.
In un momento in cui tanti scendono in campo, sarete insieme ai Forconi?
“Noi ci battiamo per la nostra categoria, abbiamo richieste precise, non ci interessa diventare un movimento politico, come invece lo so i tanti che manifestano sotto l’ombrello onnicomprensivo dei Forconi. In verità è un movimento con un colore chiaro”
Nero, insomma?
“Bhe, è chiaro no?”
E il suo futuro? Ora che è “un capo”? Diventerà presidente, insomma leader dei “forconi Atac”?
“Io non lo so, sicuramente mi candiderò, sono i colleghi a chiedermi di restare per via della risonanza mediatica che ha avuto il movimento grazie alla mia immagine. É piaciuta la storia della studentessa di medicina figlia di un sindacalista che per pagarsi gli studi si è messa a guidare prima le auto Ncc e poi gli autobus, studiando tra un turno e l’altro. Nel mio futuro rimane il sogno di fare la psicoterapeuta, ma sono al terzo anno di medicina e ancora rimarrò in Atac a lungo, per cui avanti con la lotta. Pensa, stanno tentando di bloccarmi in tutti i modi, ero la prima esclusa dalla Metro C, ma hanno aperto apposta la graduatoria per togliermi dai piedi. Io non ho accetto e firmando il modulo sono rimasta al mio posto: deve essere chiaro, io non faccio questo per ottenere una rendita di posizione come tanti nei sindacati tradizionali. Lo faccio perché la situazione è davvero inaccettabile, e la nostra protesta andrà avanti a rischio di bloccare la città, ma non indietreggeremo. Ormai sono andata troppo avanti, io ci metto la faccia, ho sacrificato tanto, anche nella vita privata, vivo con il telefono che suona di continuo, l’iPad per tenermi in contatto costante con il “gruppo” e i libri dentro la borsa. Però a gennaio dirò di chiamarmi solo dopo le 16, prima devo studiare, ho un esame importante”. I sogni non vanno a dormire.

