Medici di famiglia in allarme: regole diverse tra Asl, personale insufficiente e Case della Comunità in cerca di certezze
La sanità territoriale del Lazio doveva cambiare marcia. Per ora, secondo i medici di famiglia, rischia di restare ferma al semaforo. A meno di un mese dall’entrata in vigore dell’accordo regionale da 50 milioni, la Fimmg denuncia ostacoli organizzativi e chiede alla Regione guidata da Francesco Rocca un intervento urgente. Il problema non è firmare un’intesa, ma trasformarla in servizi per i cittadini di Roma e del Lazio.
Medici in rete, ma ogni Asl segue la propria strada
Il progetto ruota intorno alle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), reti di medici chiamate ad assicurare assistenza dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, per bacini fino a 30mila assistiti. Un sistema destinato a integrarsi con le Case della Comunità, rafforzando le cure di prossimità.
Sulla carta il modello è definito. Sul territorio, sostiene il sindacato, le Asl adottano criteri differenti, tanto per le Aft quanto per gli ambulatori del ruolo unico di assistenza primaria. Il rischio è una sanità a geometria variabile: stesso accordo, servizi diversi a seconda del luogo di residenza.
Infermieri, sicurezza e posti ancora bloccati
La Fimmg segnala criticità nelle postazioni ambulatoriali, in particolare durante le ore notturne. Sono previsti almeno due medici, un infermiere e adeguate misure di sicurezza. Requisiti che, secondo il sindacato, non sempre vengono rispettati. Senza le garanzie necessarie, alcune attività ad accesso diretto non possono partire.
C’è poi il nodo della carenza di medici. La possibilità di aumentare fino al 20% il massimale degli assistiti, prevista dall’accordo, non sarebbe ancora operativa. Una misura che potrebbe dare respiro alle zone dove trovare un medico di base è già un’impresa. Mancano inoltre alcuni moduli per richiedere le indennità del personale di studio e infermieristico.
La richiesta alla Regione: meno annunci, più scadenze
Nell’elenco delle questioni aperte figurano i tavoli tecnici da convocare, gli accordi attuativi da completare e i rapporti con le università per il tutoraggio dei futuri medici. La Fimmg sollecita quindi una riunione urgente del Comitato regionale per la medicina generale, con scadenze precise e regole identiche in tutte le Asl.
L’intesa da 50 milioni resta in piedi. Ma tra una delibera approvata e un ambulatorio funzionante corre una distanza che nessun comunicato può accorciare. E il conto dei ritardi rischia di arrivare ai pazienti.
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