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La solitudine dei numeri uno. Se Ignazio insegue Barack

Ignazio Marino da Genova ricorda la solitudine dei Numeri Uno. Non c’è giorno in cui non si prenda la briga di dimostrare al mondo intero che a governare la città ci pensa lui e che anche la sua immagine è curata chirurgicamente.
Dopo aver combinato un pasticcio senza precedenti con Acea, di primo mattino ha lasciato il Campidoglio ed è andato a salutare il presidente Barack Obama, direttamente sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino. Come dire: ha superato il confine della città per trasformarsi in un fan raccomandatissimo e andare a portare gli onori di casa all’ospite che ha girato per un giorno nella Capitale senza degnare di uno sguardo il primo cittadino. E così ha avuto il suo momento di celebrità sotto la scaletta dell’Air Force One. Appunto come un fan di una popstar.
Di fronte a tanto imbarazzo, persino il modesto consigliere comunale Giordano Tredicine si è trasformato in statista illuminato. Ha rispolverato gli annali romani e si è ricordato che i predecessori di Marino ebbero ospiti come Clinton che tenne un discorso in Campidoglio, poi Bush che addirittura arrivò alle Fosse Ardeatine insieme a Veltroni e pure Alemano che riuscì a invitare a colazione Michelle Obama.
Marino è dovuto invece correre a Fiumicino, fuori Comune. Insomma, per avere uno scatto con l’uomo più potente del mondo lo ha dovuto rincorrere. Ma il chirurgo non era a stelle e strisce?

Fabio Carosi