Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Di noi stessi possiamo comprendere molto, anche attraverso un’azione che ripetiamo spesso ogni giorno, un gesto che facciamo senza pensare: aprire lo sportello del nostro frigorifero. “Rappresenta il nostro inconscio con la luce accesa” – afferma Antonella Elena Rossi, psicologa clinica e criminologa – “quando apriamo lo sportello del frigorifero, vengono fuori, insieme al cibo, piacere e necessità, ma, anche, controllo, paure e contraddizioni. Dimmi cosa mangi e di dirò chi sei. Non solo. Dimmi cosa compri, cosa accumuli, cosa lasci scadere e cosa nascondi dietro l’insalata”. Il frigo diventa un documento di identità; racconta i nostri ritmi e il nostro portafoglio, ma anche ossessioni, vizi e capricci che cerchiamo di nascondere.
Ad ognuno il suo
Stato di famiglia, età, attività lavorativa e reddito. E, poi, il quartiere dove si vive. Ad ognuno il suo frigo. Il re degli elettrodomestici rappresenta, in qualche modo, la nostra seconda carta d’identità. Diverso in dimensione e contenuto, il frigo di una famiglia non potrà essere lo stesso di un anziano che vive da solo; né il frigo di un single che lavora gran parte della giornata fuori casa avrà le stesse caratteristiche di quello condiviso da più studenti fuori sede che vivono nello stesso appartamento vicino all’università. Ma tutto può cambiare in base a quel che è conservato sui ripiani del frigorifero. Unicuique suum. “Lo apriamo più volte al giorno, automaticamente, senza renderci conto che dietro a quello sportello non conserviamo soltanto prodotti ed abitudini alimentari, ma, anche, desideri, paure, contraddizioni e trasgressioni” – spiega Rossi – “Non possiamo, ovviamente, fare una diagnosi psicologica osservando un frigo, ma possiamo leggerlo come una fotografia delle nostre abitudini e del momento che stiamo vivendo”.

Frigo da single? Dipende da età e posizione lavorativa
Se è vero che i single siano in crescita costante nella Capitale, ritenere che si tratti di una categoria uniforme è un errore. In maggioranza composta da persone anziane, nella categoria dei single sono in aumento scapoli e nubili, così come i separati. Se gli anziani che vivono da soli riescono ad uscire quasi quotidianamente per la spesa giornaliera, i lavorati single acquistano, preferibilmente, cibi pronti che possono essere conservati più a lungo nel frigorifero. Il tempo è poco e l’appuntamento al centro commerciale per fare la spesa è previsto una volta a settimana. La macrocategoria è stanziale, per lo più, nel Centro Storico e nei vecchi Rioni, in quanto aree più comode per dipendenti single che lavorano presso sedi istituzionali ed uffici amministrativi. Un’ alta densità di lavorati single risiede, inoltre, in altri quadranti della città, come Eur ed Ostiense, per via della vicinanza con le sedi centrali di grandi gruppi aziendali, Poste Italiane ed Eni. Il frigo dei single che lavorano – anche se in smart working – è, solitamente, minimalista: durante la settimana, la pausa pranzo si fa alla mensa aziendale e per la sera è più semplice scaldare una pietanza pronta, invece di mettersi ai fornelli.

Caro prezzi anche in frigorifero
Fagiolini, zucchine, melanzane, pomodori, mele e frutti di bosco. Prezzi in aumento, anche nello scomparto di latticini, carne, pesce e frutta secca. Si rinuncia mal volentieri alle proprie abitudini alimentari, ai cibi che amiamo, ma i prezzi più alti del carrello della spesa – attorno all’1% in più su base annua, secondo il dato indicato dall’Istat – fanno sì che si debba modificare l’elenco degli acquisti. In particolare modo, ciò riguarda la categorie degli anziani che vivono da soli: la spesa è quotidiana e si fa al mercato rionale sotto casa. Si compra poco, il necessario per la giornata. Verdura e frutta di stagione sempre nello banco di fiducia, dove oggi lavorano i figli di chi l’ha aperto. Nel frigo restano molti spazi inutilizzati.
Doppia anta per tutta la famiglia
Si parte dalla dimensione. Il frigorifero a doppio sportello – completo del distributore di cubetti di giacchio – è la soluzione necessaria per una famiglia di quattro o cinque persone che vive in un quartiere residenziale, sicuro, nei pressi di istituti scolastici, ben collegato e circondato da aree verdi, come i quadranti di Appio Latino, Flaminio-Parioli, Eur, Prati e Monteverde. Il frigo di una famiglia può raccontare molto: non solo il gusto di ognuno dei componenti del nucleo, ma anche le necessità alimentari e le intolleranze ad alcuni cibi di ciascuno dei componenti.
Il ripiano dello studente
Ad ogni inquilino, il suo ripiano. E’ quello che accade negli appartamenti in cui convivono più studenti. Dai quartieri San Lorenzo, Nomentano, Esquilino e Piazza Bologna – aree in prossimità della Città Universitaria della Sapienza e della movida – a quelli di Ostiense, Garbatella e Pigneto, abitati, per lo più, da studenti fuori sede iscritti all’Università Roma Tre. Negli storici quartieri di Trastevere e Monteverde risiedono molti studenti stranieri e borsisti che frequentano le vicine accademie di cultura americana e spagnola, mentre nei quartieri Salario e Trieste convivono – in un unico appartamento – studenti iscritti alla Luiss Guido Carli. Il frigo è, necessariamente, condiviso. A ciascun abitante della casa viene assegnato un ripiano con regole ben precise. E qui emergono le differenze. Lo spazio dello studente del Sud è, di norma, stipato di piatti pronti spediti da casa e che conservano tutto il profumo delle tradizioni. Diverso quello degli studenti stranieri che comprano giorno per giorno al supermercato aperto h24.

L’algido custode della nostra personalità
“Il frigo pieno indica una priorità: non deve mancare nulla” – osserva la psicologa Antonella Elena Rossi – “Racconta chi non sopporta gli spazi vuoti e corre a comprare sempre prima che qualcosa finisca. Si tratta di una personalità previdente, controllante, che accumula convenzioni dentro il frigo, nel freezer e nella dispensa. Dietro a questo comportamento può esservi una semplice organizzazione, ma può, anche, può nascondersi un bisogno di sicurezza. Il cibo diventa una piccola assicurazione contro l’imprevisto”. Analisi diversa di fronte ad un frigo minimalista. “Compro solo quello che mi serve, pochi prodotti, ordinati, niente scorte inutili. Si tratta di una persona pragmatica, organizzata e che spesso fa fatica ad esprimere le emozioni, ma soprattutto darsi al piacere”. E’ il frigo di chi programma le giornate e vive prevalentemente fuori casa.

Non conta solo il fattore tempo
Contenitori allineati, etichette sui barattoli, verdure seperate, yogurt e cibi pronti disposti per scadenza. “Per alcune persone l’ordine esterno è fondamentale per costruire l’ordine interno; un frigo perfettamente organizzato evidenzia Il piacere dell’organizzazione e la necessità di prevedere”.
Al contrario, un frigo caotico, racconta un carattere creativo e spontaneo. “Quel mezzo limone dimenticato, i tre barattoli aperti, gli avanzi di ieri accanto alla cena di domani. E’ il frigo che dice vediamo che ci trovo dentro. Non significa che si tratti di una persona semplicemente disordinata. Può essere il frigorifero di chi ha poco tempo o di chi considera il cibo una funzione secondaria”, precisa Rossi.

Piatti pronti da riscaldare per cena
Non tutti i piatti pronti sono uguali. Diverse le pietanze preparate in casa e messe in frigo come scorta settimanale per il fabbisogno della famiglia, da quelle comprate al supermercato e suddivise in base alla scadenza, necessità tipica di chi vive solo. “Molti single hanno il frigo sempre vuoto” – evidenzia la psicologa – “sono, in generale, persone indipendenti ed impegnate fuori casa per gran parte della giornata. Tra loro c’è chi conserva piatti pronti, mono-porzioni da scaldare la sera, ma anche delivery avanzati, prodotti a lunga conservazione. Cucinare per una persona sola può essere considerato poco gratificante. Sull’assetto del frigorifero incide moltissimo il costante rapporto con il tempo che costringe ad essere pragmatici e veloci”.

Salutista o esploratore
Yogurt, prodotti freschi, biologici, a chilometro zero. Frutta e verdura non mancano mai. Così com i semi di Chia. E’ il frigo salutista e disciplinato, come lo chiama Antonella Elena Rossi. “Scegliere ciò che mangiamo diventa quello che vogliamo essere e può raccontare una consapevolezza alimentare. Ma esiste un confine molto interessante. Quando scegliere un alimento diventa un sistema rigidissimo di regole, il cibo rischia di trasformarsi da nutrimento e piacere, a motivo di controllo”.
Ma c’è spazio anche per viaggiare attraverso il palato. “E’ il frigo che identifica la personalità del curioso e dell’esploratore, contenente cibi tutti diversi. Dai tipici prodotti regionali a quelli del mercato etnico da tutto il mondo”.

La cioccolata nascosta dietro l’insalata
Dall’edonista e sensoriale – che ha sempre nel suo frigo cibi gourmet – a quello dalla personalità emotiva, alla ricerca di consolazione, che ha il frigo pieno di dolci. “E, poi, c’è il frigo con un cassetto segreto, dove la tavoletta di cioccolato è ben nascosta dietro l’insalata” – svela la psicologa – “E’ quel dolce che non compro mai, la vita che non dovrebbe esserci. Il frigo delle contraddizioni che racconta chi siamo, anche quando nessuno ci sta guardando”.
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