La fede c’è, ma non sempre passa dalla porta di una parrocchia. È il paradosso religioso dell’Uruguay, uno dei Paesi più secolarizzati dell’America Latina, che dal 6 all’8 novembre accoglierà Papa Leone XIV. Una visita attesa non soltanto dai cattolici, ma anche da chi considera il Pontefice un interlocutore sui temi della pace, della povertà e della convivenza sociale.
Qui persino il Natale ha cambiato nome
La laicità uruguaiana non è una moda recente. La separazione tra Chiesa e Stato è stata sancita nel 1918. Il 25 dicembre è diventato ufficialmente la Festa della Famiglia, l’Epifania la Giornata dei Bambini e la Settimana Santa la Settimana del Turismo.
Ma cambiare il calendario non cancella la spiritualità. Lo spiega Néstor da Costa, sociologo della religione e docente all’Università Cattolica dell’Uruguay: molti continuano a credere in Dio senza frequentare le funzioni né riconoscersi stabilmente in una comunità ecclesiale. È una fede individuale, spesso lontana dai riti, ma non necessariamente spenta.
Il viaggio del Papa e la distanza dei giovani
Sarà la terza visita papale nel Paese dopo i due viaggi di Giovanni Paolo II nel 1987 e nel 1988. Il 7 novembre Leone XIV incontrerà il mondo dell’educazione all’Università Cattolica di Montevideo e presiederà una veglia allo Stadio del Centenario. Il giorno seguente celebrerà la Messa a Florida, nel santuario nazionale della Vergine dei Trentatré.
Per da Costa il vero banco di prova sarà il rapporto con le nuove generazioni, soprattutto nei quartieri popolari, dove i giovani frequentano poco le parrocchie. Non basterà riproporre formule conosciute: servirà ascoltare domande e inquietudini di chi cerca un senso alla propria vita fuori dai percorsi tradizionali.
Una laicità capace di dialogare
Il sociologo invita a distinguere la separazione tra Stato e Chiesa dall’esclusione della religione dallo spazio pubblico. Le comunità cattoliche, osserva, già collaborano in iniziative sociali e nell’assistenza ai più fragili. La visita potrebbe incoraggiare un confronto meno diffidente, senza chiedere privilegi o adesioni obbligate. La sfida di Leone XIV non sarà riempire le chiese per tre giorni, ma lasciare aperto un dialogo quando la folla sarà tornata a casa.
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