Farmaceutica e biotech fanno del Lazio uno dei poli più forti d’Italia: 176 imprese, 21 mila addetti e il 26% dell’export nazionale del settore. Ma il divario tra formazione e richieste delle aziende rischia di frenare la crescita.
Il Lazio corre nelle Life Science, ma per trasformare una posizione di forza in un vero distretto internazionale serve colmare una distanza sempre più evidente: quella tra le professionalità richieste dalle imprese e le competenze disponibili sul mercato del lavoro.
La regione può già contare su 176 aziende, dieci università, cinque centri di ricerca nazionali e oltre 21 mila occupati tra farmaceutica e biotecnologie. Numeri ai quali si aggiunge un dato particolarmente significativo: il valore delle esportazioni arriva a circa 14 miliardi di euro l’anno, pari al 26% dell’intero export italiano del comparto. È il quadro tracciato dal rapporto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, presentato durante l’incontro dedicato all’ecosistema Life Science regionale, organizzato dall’UCBM Academy insieme a Lazio Innova, Camera di Commercio di Roma e Unindustria.
Il paradosso: imprese forti, competenze difficili da trovare
Il vero punto debole resta il cosiddetto mismatch formativo, cioè lo scarto tra ciò che scuole e università preparano e ciò che le aziende cercano concretamente. Un problema che, considerando l’intero Paese, avrebbe un costo economico stimato in 1,8 miliardi di euro ogni anno.
Per Alessandro Caforio, direttore Ricerca e Innovazione dell’UCBM, il Lazio dispone già di tutti gli elementi necessari: grandi aziende, Pmi, startup, università, centri di ricerca, Irccs e strutture dedicate all’innovazione. Il passaggio successivo consiste però nel farli lavorare maggiormente come sistema.
Università e imprese chiamate a costruire la filiera
La parola chiave diventa dunque connessione. Formazione continua, dottorati industriali, ricerca progettata insieme alle imprese e trasferimento tecnologico sono considerati i pilastri sui quali costruire il salto di qualità.
L’amministratore delegato e direttore generale dell’Università Campus Bio-Medico, Andrea Rossi, indica tre priorità: utilizzare meglio le risorse, formare competenze realmente spendibili e creare una rete stabile dell’innovazione laziale. In questa direzione si inseriscono il rafforzamento dei dottorati industriali e la nuova sede dell’Academy UCBM.
L’obiettivo finale è più ambizioso: dare vita nei prossimi anni a un vero polo delle Life Science del Lazio, capace di mettere stabilmente allo stesso tavolo università, ricerca e industria.


