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«Lista stupri» e svastica nei bagni del liceo Righi: quando l’odio entra a scuola

Cinque nomi di studenti ed ex studenti sulle pareti della succursale di via Boncompagni. La denuncia dei ragazzi, la condanna del preside e il precedente inquietante del Giulio Cesare.

«Lista stupri» e svastica nei bagni del liceo Righi: quando l’odio entra a scuola

Cinque nomi, due parole che evocano una violenza atroce e, poco distante, una svastica tracciata sopra un messaggio di solidarietà alla Palestina. Il tutto in un bagno del liceo scientifico Augusto Righi, nel cuore di Roma. Non una bravata da liquidare con una mano di vernice, ma un episodio che riapre la questione dell’intimidazione e del linguaggio d’odio nelle scuole della Capitale.

La scoperta nella succursale di via Boncompagni

Le scritte sono comparse nella sede di via Boncompagni 22, dove il 16 ottobre si era svolta un’iniziativa della lista studentesca Delta. A denunciare pubblicamente l’accaduto sono stati gli stessi studenti della lista e il collettivo Ludus. L’elenco, ribattezzato «lista stupri», riportava cinque nomi di ragazzi che frequentano o hanno frequentato l’istituto. Alcuni hanno partecipato alla rappresentanza studentesca. Non è noto chi abbia impugnato il pennarello, né è stato accertato un movente politico.

Secondo il collettivo, con lo stesso pennarello è stata disegnata anche una svastica, sovrapposta a una scritta a favore del popolo palestinese. I segni sono stati rimossi, ma per gli studenti il problema va ben oltre le pareti: evocare uno stupro contro persone riconoscibili significa trasformare la violenza in uno strumento pubblico di umiliazione.

Dal Giulio Cesare al Righi, l’allarme nei licei romani

Il precedente più vicino risale al novembre 2025, quando nei bagni del liceo Giulio Cesare comparve un elenco analogo con i nomi di otto studentesse e uno studente. Successivamente altri nomi, questa volta di docenti, finirono in scritte dello stesso tenore. Il ripetersi di simili episodi rende difficile archiviarli come semplice vandalismo.

Il dirigente del Righi, Giovanni Cogliandro, ha condannato il gesto, chiarendo che il fatto che i cinque nominativi siano maschili non ne attenua la gravità. La scuola rivendica il proprio impegno sull’educazione affettiva, mentre gli studenti chiedono più percorsi di educazione sessuo-affettiva e strumenti per riconoscere e contrastare la violenza. Una vicenda che chiama in causa anche le famiglie e le istituzioni. Perché il rispetto, il consenso e la dignità delle persone non possono essere argomenti riservati alle giornate commemorative o alle assemblee convocate dopo uno scandalo.

La domanda riguarda tutta Roma: quanto spazio viene lasciato alla prevenzione prima che l’odio trovi un’altra porta su cui essere scritto? Cancellare un elenco richiede pochi minuti. Impedire che qualcuno pensi di compilarne un altro è il vero compito della scuola e degli adulti.

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