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Maldini gioca il jolly Pep Guardiola: retroscena di un amichettismo

Il Direttore Tecnico della Nazionale ha una profonda amicizia con l’allenatore spagnolo, risalente al 2009 e saldata negli anni

Maldini gioca il jolly Pep Guardiola: retroscena di un amichettismo

Il viaggio della speranza della nazionale azzurra a Barcellona. La delegazione FIGC in casa dei Campioni del Mondo è a caccia del miglior allenatore del pianeta. Paolo Maldini è volato in Spagna, per parlare con Pep Guardiola, colpo che non è impossibile. Tra i due infatti c’è un rapporto speciale che parte da lontano e una frase pronunciata anni fa, oggi assume il sapore della profezia.

Guardiola non è più una suggestione

Negli ultimi giorni, il nome di Pep Guardiola si associava al sostantivo suggestione. Dopo l’incontro in Spagna, interlocutorio ma non infruttuoso, Paolo Maldini spera di consegnare le chiavi della nazionale azzurra all’ex allenatore del Manchester City. La missione è complicata per una serie di fattori, in primis l’ingaggio monstre (anche più dei sei milioni di euro necessari per Antonio Conte), ma non impossibile, complice una profonda amicizia che lega il direttore tecnico dell’Italia all’allenatore catalano. Un’amicizia che nasce sui campi di calcio ma si rafforza sino a saldarsi nel 2009, in uno dei momenti più difficili della carriera di Paolo Maldini coinciso con il primo grande successo internazionale raccolto dall’allora allenatore del Barcellona.

I fischi di San Siro, la dedica dall’Olimpico

Maldini gioca il jolly Pep Guardiola: retroscena di un amichettismo

La storia dell’amicizia risale al maggio del 2009. Si gioca Milan – Roma, ultima di Paolo Maldini in maglia rossonera. Al fischio finale (per la cronaca, vincono i giallorossi 2-3), la leggenda rossonera compie il classico giro di campo e di commiato. Quando passa sotto la Curva Sud è sommerso dai fischi degli ultras rossoneri. Rumore assordante che il resto del “Meazza” non riesce a coprire. Il capitano rossonero che aveva rotto da anni con la curva, non fa una piega. Incassa la solidarietà del calcio italiano e, qualche giorno dopo, anche quella di Pep Guardola. L’allenatore del Barcellona gli dedica la vittoria in Champions: “La dedichiamo a Paolo Maldini. Deve sapere che ha l’ammirazione di tutta Europa. È stato il giocatore più importante degli ultimi venticinque anni”.

Gli attestati di stima in tv: preludio ma non certezza del lieto fine

Maldini gioca il jolly Pep Guardiola: retroscena di un amichettismo
Il nodo principale resta l’ingaggio: serve un aiuto dagli sponsor o si vira su un altro nome

Maldini non dimentica e ricambia. L’occasione è una lunga intervista concessa a Federico Buffa, grande tifoso milanista, che lo stuzzica sulla possibilità di collaborare con Guardiola al Manchester City. La risposta è tipicamente maldiniana: “Vorrei che fosse lui a venire a lavorare in panchina, io mi vedo dirigente”. Una battuta che anni dopo si trasforma in un clamoroso segno del destino. Che sia il preludio di una bella storia, è evidente. Altrettanto innegabile che non tutte le favole hanno il lieto fine, specialmente se devono scontrarsi con la realtà di una FIGC che non ha, a meno che non intervengano aiuti e sovvenzioni (leggasi sponsor) a dare una mano, tre dita e anche qualche falangetta per concludere un’operazione complicatissima. Sognare, quello è gratis.