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Maltrattati, abusati e abbandonati. Come la crisi “distrugge” i minori

L’ALLARME. Da gennaio a ottobre 2013 sono stati già i 26 minori seguiti dai servizi sociali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: 8 sono i casi di abbandono, 18 quelli di maltrattamento. Una tendenza che conferma l’emergenza evidenziata dal boom del 2012 quando a fine hanno si contarono ben 51 casi di maltrattamenti. Sono oltre 2500 le famiglie seguite dal sevizio sociale, tre volte in più dall’inizio crisi economica: nel 2007 i casi seguiti erano circa 800

Se è vero che la crisi economica ha colpito le famiglie, è ancora più sotto gli occhi di tutti come a farne le spese sono sopratutto i minori. In soli 4 anni i casi di maltrattamento, abuso e abbandono di minori rilevati dal servizio sociale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno visto un aumento di 7 volte, passando dai 7 casi del 2009 a 51 nel 2012.

“Possiamo parlare di una vera e propria “epidemia” di disagio sociale” sottolinea Lucia Celesti, responsabile dell’Accoglienza e dei Servizi alla Famiglia del Bambino Gesù. “Una crescente emergenza che riguarda non solo le fasce più emarginate della popolazione, ma anche i cosiddetti nuovi poveri. In questa fetta di popolazione bisognosa di attenzione, di sostegno e di cura non sono presenti soltanto o prevalentemente famiglie di immigrati: il fenomeno è sempre più italiano. Secondo i dati del servizio sociale dell’Ospedale, 6 famiglie seguite su 10 sono italiane”.
In poco più di 10 anni il numero delle famiglie seguite dal servizio sociale è passato dai 390 del 2001 alle oltre 2.588 del 2012. Il trend crescente delle famiglie con bambino ricoverato che versano in condizioni di disagio sociale ed economico ha subito un’impennata a partire dall’inizio della crisi economica: nel 2007 le famiglie seguite erano 796, solo un anno dopo il 90% in più, vale a dire 1517.
Lo scenario disegnato nel corso del convegno “Disagio sociale e periferie esistenziali, riflessioni ed esperienze a confronto”, promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense e il Centro per la Pastorale della Salute del Vicariato di Roma. L’incontro ha messo a confronto le diverse le professionalità che operano nel sociale – medici, pedagoghi, psicologi, assistenti sociali, giuristi, religiosi – per analizzare l’emergenza delle famiglie con problemi sociali ed economici che si trovano a dover affrontare un lungo periodo di ospedalizzazione del figlio e per proporre strategie di contrasto.

Le famiglie seguite nei primi 10 mesi del 2013 sono già quasi 2mila. Di queste circa il 45% è di nazionalità straniera, un dato in crescita se confrontato con le sole 113 del 2001. Il servizio sociale dell’Ospedale Pediatrico interviene nelle situazioni di maltrattamento, abbandono e abuso. Anche su questo fronte nel corso degli anni si è registrato un significativo aumento: dai 7 casi totali del 2009, 3 maltrattamenti e 4 abbandoni, da gennaio a ottobre 2013 sono stati seguiti 26 casi di cui 8 minori in condizione di abbandono e 18 casi di maltrattamento.
La crescita esponenziale dei casi di disagio sociale si spiega con l’impatto che la crisi economica, l’aumento delle separazioni e dei casi in cui uno dei genitori deve occuparsi da solo del figlio/figli lontano dal luogo di origine e dal sostegno della famiglia, hanno avuto sui nuclei familiari con bambini in condizioni cliniche complesse e costretti a lunghi ricoveri. Si tratta di un insieme di fattori che altera il normale stile di vita del piccolo e si ripercuote sull’equilibrio familiare, ma anche sulla situazione economica.
Per contenere e contrastare le situazioni di disagio sociale, il Bambino Gesù ha ideato una serie di strumenti, iniziative e servizi ad hoc. Parte integrante del processo di cura dei bambini è il sistema di accoglienza grazie al quale i nuclei familiari vengono seguiti e supportati da personale dedicato dal momento del primo accesso in Ospedale sino a oltre le dimissioni del piccolo paziente. Fondamentale il lavoro di rete promosso sul territorio grazie ad associazioni di genitori, volontari e parrocchie. Si tratta di un progetto di sostegno e “protezione” per le famiglie più fragili nel momento del rientro a casa dopo un lungo ricovero: si assistono i genitori con molti figli a carico o in condizioni particolarmente disagiate nelle attività quotidiane per alleggerire il loro carico di responsabilità ed evitare che il sistema famiglia vada in tilt.