“Il disequilibrio strutturale di parte corrente di Roma Capitale ammonta a 550 milioni euro”. Il punto sul reale stato dei conti del Campidoglio il sindaco Ignazio Marino lo fa in aula Giulio Cesare durante la seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina dedicata al piano di rientro.
“Il Comune – ha commentato il Sindaco – vuole impegnarsi ad assorbire nel triennio 2014-2016 un importo pari a 440 milioni di euro di tale disavanzo attraverso un risparmio strutturale di spesa e riduzione consistente del numero delle societa’ partecipate nonche’ predisporre strumenti che garantiscano la piena efficacia del controllo analogo nel perseguire gli obiettivi generali di contenimento della spesa per le societa’ che invece rimangono in essere. I restanti 110 milioni vorremmo porli a carico del governo nazionale quale contributo per il riconoscimento dei costi extra di parte corrente sostenuti dal Comune di Roma in quanto Capitale”.
Poi il primo cittadino ha esposto l’intenzione di chiedere un allentamento rispetto ai vincoli del patto di stabilità: ” Il 2 luglio presenteremo il piano di rientro al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e poi il 3 luglio siamo convocati a Palazzo Chigi dove iniziera’ il percorso di questo lavoro triennale”. Noi chiediamo un importo di spesa rispetto ai limiti imposti dal patto di stabilita’ di circa 300 milioni di euro”.
Per garantire il trasporto pubblico non basteranno le misure di “efficentamento previste dal Campidoglio”, a Roma servono inoltre 240 milioni ogni anno. E la caccia ai fondi riguarda anche i condoni: “Per quanto riguarda Risorse per Roma abbiamo discusso a lungo di questo obiettivo con i membri della giunta – ha detto Marino – abbiamo l’ambizione di chiudere il capitolo dei condoni in questo mandato. Parliamo di oltre 200mila pratiche. E così facendo il Comune potrà ricevere una quantità di denaro”. Continua la lotta agli sprechi: “Abbiamo una società costruita per studiare se opportuno o meno fare una holding. Quel lavoro si è esaurito e in questo momento il contratto è scaduto. Si tratta Servizi Azionista Roma dove l’ad guadagna piùdel sindaco di Roma.”
E’ il consigliere capitolino, Alfio Marchini, ha stroncare la proposta intervenendo in Aula Giulio Cesare: “Questo più che un piano di rientro è un piano di liquidazione. Quella del sindaco – continua Marchini – è stata l’analisi puntuale di un medico che sta liquidando un ospedale: non c’è una strategia di sviluppo ma solo posti di lavoro che verranno bruciati, non c’è una parola su come ridurre la pressione fiscale. Su Ama sono stati annunciati 90 milioni di risparmi: mi sarei aspettato una minor pressione fiscale per i cittadini visto il servizio più economico, ma di questo non c’è traccia – ha aggiunto Marchini – Marino ha detto di aver cambiato il criterio per la formazione del bilancio ma c’è un’incongruenza forte: non ha mai parlato dei residui di spesa, 2 miliardi di euro di impegni pregressi, alcuni addirittura del 1956. Finché non ci sarà questo avremo sempre un documento parziale e non complessivo. Quello presentato oggi è un piano di liquidazione di Roma: non si parla mai di come ripartire”.
