Dopo qualche mese di gestione Polverini alla guida della Regione Lazio, avvertii tutti, Fini compreso, che la presidente non avrebbe concluso il suo mandato di cinque anni. Conoscendo i suoi metodi, non ci voleva molto a capirlo e infatti è andata così.
Oggi dico, e sono sicuro che non sarò smentito dai fatti, che Marino non avrà vita lunga come sindaco di Roma. Svolgere un mandato del genere non è cosa semplice. Soprattutto se non si ha senso politico, se non si ha la capacità di circondarsi di collaboratori autorevoli e capaci, se non si ha la forza di coinvolgere con umiltà le forze sociali e sindacali e la società civile. Se non si comprende che una città come Roma non si governa con spot pubblicitari o decisioni solitarie prese in maniera avventata. Ritenersi una novità solo formalmente, senza costruire un progetto complesso di sviluppo del territorio individuando risorse e priorità, è come guidare una macchina in curva a 300 chilometri orari senza freni e con una patente avuta da pochi giorni. Il guaio è che a bordo ci sono altri passeggeri destinati a morte certa. È quello che succederà ai romani se non si farà scendere in tempo il guidatore.
In questo Paese, ormai bramoso di novità, non ci si rende conto che nessuno può improvvisarsi politico o amministratore. Non è con la “rottamazione” che si ha un futuro certo. È necessario che esperienze consolidate si coniughino con vivacità nuove. Chi non opera questa sintesi è un presuntuoso, un incosciente e non è giusto che a pagare debbano essere gli elettori e i cittadini.
Del resto, non a caso, chi ha lunga esperienza politica alle spalle, sa che è facile essere eletti la prima volta ma è molto difficile essere confermati. Il nuovo attira ma il giudizio tranciante è dietro l’angolo, soprattutto quando si è disillusi.
Potito Salatto, eurodeputato Ppe
