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Microcredito, boom di mini prestiti. Un aiuto per 6 mila, lavoro per 4 mila

BILANCIO 2013. L’Ente rende noti i dati dell’anno passato. Dei 100 milioni erogati, pari a 10 mila “prestiti” il settore socio-assistenziale ha assorbito tre quarti del fondo. Le microimprese hanno avito una media di 19 mila euro

L’articolata attività di monitoraggio eseguita dal Progetto dell’Ente Nazionale per il Microcredito ha consentito di esplorare e approfondire l’universo dalle multiformi caratteristiche del microcredito, specie in questa delicata fase di espansione e regolamentazione che segna evidentemente il passaggio da uno sviluppo spontaneo ed autonomo ad un progresso regolato e disciplinato dello strumento.
Per conoscere ed analizzare le caratteristiche operative (dimensioni, accessibilità, diffusione territoriale, volumi di attività, ecc.) e le più significative tipologie di microcredito all’opera, si è fatto ricorso prima alla identificazione e ricognizione censuaria delle iniziative in questo campo operanti in Italia, una mappa aggiornata di anno in anno, e poi alla consultazione diretta dei promotori di tali pratiche operative, intervistati in base ad un questionario molto articolato compilato on-line tramite piattaforma web.
In ciascuna delle ultime tre edizioni del monitoraggio sono stati intervistati un numero rilevante di promotori di interventi di microcredito: 105 nel 2011, 106 nel 2012, 105 nel 2013, che già dimostrano quanto sia ampio l’universo di iniziative operanti in questo campo in Italia.
Le dimensioni e i volumi nel 2013. I dati di sintesi da cui conviene partire per descrivere il fenomeno del microcreditosono relativi alle sue dimensioni complessive, in termini di numero di microcrediti concessi e di relativo ammontare, come emersi dal monitoraggio realizzato dal progetto ENM  presso i promotori delle singole iniziative censite e come esito di tutto l’insieme dei programmi in corso.
Nel 2013, in Italia, l’insieme delle 105 iniziative di microcredito monitorate risulta avere erogato poco menodi 10milamicroprestiti, per un ammontare complessivo di oltre 100 milioni di euro, riuscendo a soddisfare meno della metà (42,3%) della domanda esplicita, vale a dire delle richieste sottoposte a valutazione. Questo obiettivo è stato raggiunto anche grazie ai servizi aggiuntivi che sono stati affidati al monitoraggio dell’ENM e che vengono svolti dagli operatori sul territorio. Grazie anche ai progetti di Capacity Building e Sportelli del Lavoro aperti sul territorio con particolare attenzione alle aree obiettivo convergenza, L’ENM ha potuto sviluppare una coscienza dello strumento e una diffusione dello stesso attraverso la rete pubblica e gli operatori attivi sul territorio.
Va tuttavia considerato che se per numero la maggioranza dei microcrediti sono stati concessi con finalità socio-assistenziali, per ammontare erogato prevale invece il valore di quelli concessi con finalità di autoimpiego, che assorbono quasi i 3/4 delle risorse complessivamente impiegate, vale a dire oltre 76 milioni di euro, ovvero 50 milioni in più dei 26 milioni volti al microcredito sociale.
Ciò si riflette sugli importi medi concessi, che differiscono molto a seconda che si consideri l’una o l’altra forma di microcredito: sono assai contenuti nel caso degli interventi sociali, attestandosi mediamente sotto i 4.500 euro, mentre quelli con finalità lavorativa superano i 19.000 euro.
Anche il rapporto tra prestiti concessi e domande erogate è significativamente diverso tra le due tipologie di microcrediti: in ambito sociale si riesce a soddisfare quasi il 60% della domanda, mentre in ambito produttivo poco meno del 30% dei richiedenti riesce ad ottenere il microcredito richiesto.
In altre parole, questi primi dati d’insieme confermano la distinzione tra due basilari tipologie: da un lato, gli interventi di carattere socio-assistenziale, significativamente numerosi, ma di importi molto modesti, che però intercettano una quota maggioritaria della domanda espressa; dall’altro lato, il microcreditoproduttivo, cioè volto all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità, con importi medi erogati molto più rilevanti e che però, per numerosità, è in grado di soddisfare meno di un terzo della domanda esplicita.
In definitiva, nell’anno appena trascorso circa 6mila individui/famiglie hanno ricevuto attraverso il microcredito socio-assistenziale, un piccolo ausilio finanziario per l’acquisto di beni e servizi primari, per spese sanitarie, legate all’istruzione ovvero dovute ad una condizione emergenziale; contemporaneamente, altre 4mila persone o piccole ditte hanno ricevuto un sostegno creditizio più consistente per l’avvio o il consolidamento di microattività o di forme autonome di autoimpiego. Tutti soggetti che se avessero voluto accedere al credito bancario ordinario non avrebbero ottenuto alcuna risposta.
La distinzione tra le due tipologie di microcredito è resa molto evidente da alcuni valori modali relativi ad aspetti di carattere tecnico: dagli importi consentiti a quelli effettivamente erogati fino ai tempi di restituzione previsti. Come riepilogato nel prospetto che segue, il monitoraggio ha permesso di calcolare per ciascuno dei due tipi di microcredito le risposte ottenute con maggiore frequenza, consentendo un più immediato confronto. Già negli importi si registra un’ampia distanza tra microcreditiproduttivie sociali: i primi sono per lo più di 25mila euro sia considerando il tetto stabilito dai programmi sia guardando alla moda di quelli concessi; i secondi invece hanno un limite massimo di 5mila euro ma di fatto le concessionisonodi 3mila euro. Di conseguenza, differiscono anche i tempi di restituzione dei prestiti, di 5 anni per il microcredito produttivo e di 3 anni per il sociale, come pure i tempi di erogazione, più lunghi nel primo caso e più celeri nel secondo caso. Non si registrano invece differenze per quanto riguarda le modalità di erogazione, le prassi di concessione, i tempi di inizio della restituzione e la frequenza delle rate.
I trend più recenti ed i risultati di un triennio
Il monitoraggio realizzato per diverse edizioni consente anche una fotografia dinamica, verificando i principali cambiamenti intervenuti soprattutto rispetto ai due anni precedenti, il 2012 e il 2011, misurando così le tendenze recenti che restituiscono trend molto positivi del fenomeno.
I microcrediti concessi aumentano del 38,7% nel biennio 2012-2013, ad un ritmo più sostenuto di quanto erano già cresciuti nel periodo 2011-2012, con un incremento nel triennio dell’81%, vale a dire quasi un raddoppio.L’ammontare complessivamente erogato, invece, cresce soprattutto nell’ultimo biennio 2012-2013, mentre nel periodo precedente faceva registrare un incremento contenuto, per una variazione complessiva nel triennio pari comunque al 77%; in valori assoluti, l’impegno finanziario del microcredito nel 2013 risulta quindi molto superiore, di circa 44,5 milioni di euro, a quello di due anni prima. Grazie anche ai progetti di Capacity Building e Sportelli del Lavoro aperti sul territorio con particolare attenzione alle aree obiettivo convergenza, L’ENM ha potuto sviluppare una coscienza dello strumento e una diffusione dello stesso attraverso la rete pubblica e gli operatori attivi sul territorio.
Tali variazioni complessive sono, però, effetto di andamenti molto differenziati, tra microcrediti a finalità sociale, che nell’ultimo biennio 2012-2013 crescono poco per numero e fanno registrare una stabilità in termini di volume finanziario complessivo, e quelli concessi per finalità produttive che invece nello stesso periodo raddoppiano per numero e per dimensione dei finanziamenti complessivamente concessi. Questo andamento più recente contrasta con quello registrato nel biennio precedente: tra il 2011 ed il 2012, infatti, si rilevava una variazione negativa del microcredito produttivo e una positiva del microcredito sociale, sia per numero di concessioni sia per volumi finanziari.
 
Oltre ad indicare una tendenza alla crescita, i dati appena esposti consentono anche di calcolare che negli ultimi tre anni in Italia sono stati 22.600 gli utenti del microcredito, suddivisi tra una maggioranza (63%) che ha ottenuto un prestito socio-assistenziale ed una minoranza (37%) che ha conseguito un sostegno finalizzato all’impiego.
Negli stessi tre anni assommano a oltre 223 milioni di euro le risorse complessivamente anticipate a tali utenti, destinate per il 70% alla creazione di lavoro e solo per il restante 30% volte a coprire bisogni socio-assistenziali. Una mole di finanziamenti che ha arginato l’esclusione finanziaria e sociale attraverso lo strumento del microcredito e che, in assenza di interventi ad hoc come quelli monitorati, non sarebbe stata mobilitata.
Infine, nello stesso triennio la domanda esplicita è 2,3 volte più consistente del numero dei microcrediti effettivamente erogati, segnalando che l’offerta disponibile non è in grado di soddisfare le crescenti richieste, in special modo quelle per il microcredito produttivo che trovano una risposta solo nel 36,4% dei casi, sebbene in assoluto tali domande siano meno numerose di quelle per prestiti socio-assistenziali che invece riescono a soddisfare circa la metà delle richieste sottoposte a valutazione. Ciò può essere facilmente attribuito all’ammontare medio, decisamente contenuto nel caso del microcredito sociale e significativamente più elevato in quello del microcredito produttivo: meno di 5mila euro contro quasi 19mila nel triennio.