Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Mina apre i cassetti: tra Pino Daniele, Beatles e flamenco, l’eccesso diventa arte. Il figlio: “Continua a cantare benissimo”

Mina apre i cassetti: tra Pino Daniele, Beatles e flamenco, l’eccesso diventa arte. Il figlio: “Continua a cantare benissimo”

Esce una raccolta che trasforma registrazioni rimaste nei cassetti in un viaggio libero tra canzone italiana, Pino Daniele e Beatles. Il vertice più curioso è una Eleanor Rigby riletta con suggestioni flamenco ed elettroniche.

Mina apre i cassetti: tra Pino Daniele, Beatles e flamenco, l’eccesso diventa arte. Il figlio: “Continua a cantare benissimo”

A Mina ormai non serve più pubblicare un disco per dimostrare qualcosa. Può permettersi il lusso più raro: aprire i cassetti, scegliere ciò che le piace e lasciare che siano le canzoni a spiegare perché erano rimaste lì dentro.

Oggi arriva in tutti i negozi di dischi (o meglio… in quelli che sono sopravvissuti) Dilettevoli inedite eccedenze, nuovo capitolo della serie con cui la PDU recupera registrazioni, interpretazioni e deviazioni rimaste fuori dagli album ufficiali. Chiamarle “scarti” sarebbe quasi offensivo. Nel mondo di Mina anche le eccedenze hanno una loro aristocrazia.

Mina apre i cassetti: tra Pino Daniele, Beatles e flamenco, l’eccesso diventa arte. Il figlio: “Continua a cantare benissimo”
La copertina della nuova raccolta

Il risultato non ha l’aria della raccolta costruita per svuotare un archivio, ma quella di un disco vero, attraversato dalla libertà assoluta di una cantante che da decenni può scegliere repertorio, arrangiamenti e tempi senza dover chiedere permesso a nessuno.

Mina e l’arte di scegliere

Dentro c’è Pino Daniele, affrontato senza l’ansia del monumento, ma anche materiale proveniente dalla grande canzone italiana e brani che Mina porta altrove semplicemente mettendoci sopra la voce. Ci sono Fausto Leali, Carrettieri, Canzone triste e soprattutto quella capacità tutta sua di prendere una composizione conosciuta e farla sembrare improvvisamente diversa. Non per virtuosismo esibito: Mina non canta mai per dimostrare di saper cantare. Quella fase, semmai, l’ha superata mezzo secolo fa. In lei non c’è più nessuna necessità di stare dentro un genere. Jazz, pop, melodia italiana, canzone d’autore possono convivere senza che nessuno debba compilare il modulo alla frontiera.

Eleanor Rigby finisce dritta dritta in Andalusia

La sorpresa più curiosa arriva però dai Beatles. Eleanor Rigby, una delle canzoni più inglesi, urbane e malinconiche di Lennon e McCartney, viene trascinata verso territori quasi flamenco, con innesti elettronici che sulla carta potrebbero sembrare un azzardo e invece finiscono per diventare perfettamente miniani. Liverpool incontra l’Andalusia, la solitudine di Eleanor cambia paesaggio e Mina fa quello che le riesce meglio: prende una canzone intoccabile e, senza chiederle il permesso, la porta a casa sua.

“Dilettevoli inedite eccedenze” vive soprattutto di questo. Non della nostalgia e nemmeno dell’archeologia discografica, ma del piacere quasi anarchico di cantare ciò che vale la pena cantare. Per molti artisti gli inediti sono ciò che non è entrato nei dischi. Per Mina, qualche volta, sono semplicemente canzoni che avevano deciso di aspettare.

Massimiliano Pani: “Mina non ha mai smesso, il suo vero mestiere è fare dischi”

Mina apre i cassetti: tra Pino Daniele, Beatles e flamenco, l’eccesso diventa arte. Il figlio: “Continua a cantare benissimo”
Massimiliano Pani col nostro Luca Varani, al centro la vedova del produttore Giancarlo Bigazzi, Gianna Albini Bigazzi

A spiegare meglio la filosofia che sta dietro a Dilettevoli inedite eccedenze è Massimiliano Pani, figlio di Mina e produttore del progetto. Il punto, dice in sostanza, è non confondere ciò che resta fuori da un album con materiale di seconda scelta. Mina registra da sempre più canzoni di quante ne servano e poi costruisce ogni disco cercando un equilibrio preciso: alcuni brani entrano, altri aspettano. Anche per decenni. Le registrazioni recuperate per questo lavoro coprono infatti un arco temporale impressionante, dagli anni Settanta fino al marzo 2026. Pani insiste anche su un altro aspetto: sua madre non ha mai realmente abbandonato la musica. Ha rinunciato alle apparizioni pubbliche, non al lavoro. Continua ad ascoltare, scegliere, registrare e proporre canzoni, mantenendo una curiosità che attraversa jazz, classica, pop e rock. La definizione forse più illuminante è proprio la sua: Mina è «più musicista che cantante». E c’è una spiegazione anche alla longevità quasi anomala del personaggio: lontana dalle scene da circa mezzo secolo, ha conservato intatta la propria credibilità perché, osserva Pani, il suo vero mestiere è sempre rimasto quello di fare dischi. A 86 anni continua a incidere, a decidere con chi duettare e, soprattutto, a comportarsi come se una carriera lunga oltre sessant’anni non fosse un monumento da celebrare, ma semplicemente lavoro ancora da fare.