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Niente case popolari ai rom: Il Comune ha fatto retromarcia

Amnesty International, Associazione 21 luglio, Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e Open Society Foundations denunciano la circolare del 18 gennaio con la quale il Campidoglio ha rettificato il bando per le assegnazioni: i campi nomadi sono strutture “permanenti”. Le associazioni scrivono a sindaco e vice: “Chiediamo la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali”

Niente case popolari ai rom. Lo ha deciso in gran segreto il Comune di Roma con una circolare del 18 gennaio che ha chiarito i criteri con cui interpretare il bando per l’assegnazione pubblicato lo scorso 31 dicembre. Nella circolare si chiarisce che i roma presenti nei campi nomadi di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti”.
Dunque, un dietrofront contro il quale si scagliano “Amnesty International, Associazione 21 luglio, Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e Open Society Foundations che hanno inviato una lettera alle autorità di Roma. La lettera evidenzia come la volontà, espressa con una circolare dal Comune di Roma, di negare alle comunità rom l’accesso alle case popolari violi il diritto internazionale”.

“Il diritto all’alloggio adeguato” – si legge nella lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, alla vicesindaco Sveva Belviso e all’assessore alle politiche della casa Lucia Funari – “è un diritto umano e le autorità hanno l’obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna”.
Secondo il nuovo Bando generale per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetto il 31 dicembre 2012 dal Comune di Roma, viene data la priorità nell’assegnazione degli alloggi alle famiglie in situazione di ‘grave disagio abitativo’. “Tra esse il punteggio più elevato viene attribuito ai “nuclei familiari […] che dimorino […] in strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica”.
Quindi l’affondo: “L’atteggiamento delle autorità capitoline sembra voler nascondere l’intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”.
“Le organizzazioni scriventi” – conclude la lettera – “chiedono la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali, un obiettivo che può essere ottenuto solo se le famiglie residenti in tali insediamenti avranno la possibilità di partecipare senza discriminazioni all’assegnazione di altre forme di alloggio, inclusa l’edilizia residenziale pubblica”.
Per evitare “il prodursi di un grave danno per i rom e i sinti interessati” viene pertanto formalmente richiesto ai tre destinatari della lettera di modificare la circolare del 18 gennaio 2013 e di dare “ampia diffusione alle misure adottate per garantire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica anche attraverso comunicazioni specificatamente rivolte ai residenti dei ‘villaggi attrezzati’”.