di Patrizio J. Macci
Marcello Ciccaglioni dirige la catena di librerie Arion ed è stato riconfermato presidente dell’Ali per il Lazio. La sua struttura conta a Roma diciotto punti vendita. È soprannominato “il Principe dei librai indipendenti”, ma il sogno di un ragazzo che ha iniziato negli Anni Settanta vendendo libri su una bancarella in Piazza della Repubblica è sempre vivo: ogni quartiere della Capitale deve avere una libreria di qualità. Non un anonimo self service di libri, o un’ammucchiata di volumi come quelli che si vedono ammassati nei supermercati, impilati con il solo scopo di prendere per la gola il lettore con i titoli presenti in classifica a prezzo di favore. Conclusa la Fiera “Più libri più liberi”, ha accettato di rispondere ad alcune domande sullo stato di salute delle librerie romane e sul loro futuro.
Dottor Ciccaglioni, all’Eur per la prima volta in dodici anni gli editori che aderiscono sono stati in calo. Le librerie nella Capitale serrano i battenti, è stata una morìa nell’anno in corso. Ricordiamo la chiusura di “Croce” a Corso Vittorio come una ferita ancora aperta, le sue serrande chiuse e polverose sembrano delle bocche mute. Altre realtà sono minacciate. Che fare?
“È stato un lutto per la cultura, ma bisogna dire che la libreria Croce di Corso Vittorio era come un’automobile di Formula Uno. Cucita sulla pelle del pilota, Remo Croce appunto. Un’azienda eccellente, il salotto della cultura ma strettamente legata al suo fondatore. Le gestioni che si sono succedute dopo di lui in poco tempo, pensavano di dover solamente raccogliere i frutti. Hanno investito dei soldi per rilanciarla, ma in una visione statica. Quel modello di libreria è morto e sepolto con Remo ed è irripetibile, ha vissuto più di mezzo secolo ma probabilmente andava rilanciata diversamente”.
Come deve essere strutturata la libreria del terzo millennio. Anzi, come deve essere una libreria a Roma?
“È un discorso molto complesso. Innanzitutto il libro è un prodotto merceologico particolare, il prezzo è imposto eppure tutti vogliono lo sconto. Anzi lo esigono. Dopo un periodo di deregulation totale, abbiamo avuto con estrema fatica una legge sul libro che regolamenta la percentuale di sconto. È meglio del nulla, ma permette comunque ad alcuni operatori (quelli on line) di fare sconti selvaggi praticando nei nostri confronti una concorrenza sleale. Diciamo che la legge in vigore sul prezzo del libro “ci ha messo una pezza”: meglio di niente, ma si poteva fare molto di più. Ci voleva una legge che limitasse lo sconto a una percentuale identica e molto limitata per tutti i “players” del mercato, come in Francia”.
Dunque la libreria ideale?
“La libreria del terzo millennio deve essere dinamica e associata con altre librerie, perché può avere maggiore potere di acquisto nei confronti degli editori. E poi deve diversificare. Uno spazio fisico con meno di cento metri quadri e ventimila titoli e con il 30% dello spazio da destinare ad altre merci come cartoleria e oggettistica, dubito che possa avere un riscontro commerciale. Naturalmente parlo di librerie di catalogo, che abbiano uno zoccolo duro di titoli e riescano a fornire il lettore che entra con qualsiasi tipo di richiesta in quarantotto ore, che siano vive e integrate nel quartiere, aperte anche la domenica se la necessità lo richiede. Uno spazio vivo e pulsante, di aggregazione sociale. Questi sono i requisiti minimi. Mi dispiace dirlo, ma chi si isola e non fa rete difficilmente riuscirà a sopravvivere”.

Nonostante lei tenda ad applicare questo modello ideale, è un momento di difficoltà anche per le sue strutture? La sua espansione si arresta oppure aprirà altre librerie ?
“Nella generale contrazione dei consumi il libro è chiaramente sotto attacco. Io lotto ogni giorno per non perdere neanche uno dei miei dipendenti, e per mantenere aperti tutti i miei spazi. La percentuale di guadagno sui libri non è entusiasmante, quindi ho dovuto studiare delle formule che integrassero i libri con il cinema e i musei. Il problema più grande è che c’è una corsa verso l’appiattimento, alcuni editori stampano classici a prezzi molto bassi e tutti gli altri a corrergli dietro. Non è possibile, così si distrugge indiscriminatamente quello che deve essere la forza di un editore: il catalogo dei classici. La libreria non può vivere solo con l’ultimo bestseller. Personalmente io diversifico. La libreria Arion in Via Eritrea, per me uno spazio storico, verrà affiancata da un ambiente progettato ad hoc dove verrà venduta oggettistica, cartoleria, poster e oggetti d’arte”.
Il commercio dei libri on line si basa sulla “coda lunga”, la possibilità di avere tecnicamente tutti i titoli disponibili in magazzino e in tempi ridotti, anche quelli che in una libreria non riescono a trovare spazio nello scaffale neanche per una settimana. Poi ci sono i libri in formato digitale, gli ebook. Come si può competere con piccoli spazi fisici come quello delle librerie da lei descritte?
“Bisogna fare delle scelte. L’obiettivo del libraio deve essere quello di andare verso la qualità. Lei ha citato la fiera della Piccola e media Editoria. Ottima occasione di incontro per gli editori e i librai romani, ma anche lì mi permetto di suggerire una maggiore selezione. Alcuni degli editori che intervengono sono a malapena degli stampatori. Anche su questo si può aprire una riflessione. Alcuni di loro si fanno letteralmente pregare per inviarci i loro libri e vogliono essere pagati in anticipo, mentre corrono a spedire i libri ai negozi on line che saldano i conti quando vogliono.
L’Italia, lei lo sa bene quanto me, è un paese anomalo. Abbiamo anche le librerie di proprietà degli editori, Feltrinelli e Mondadori con le loro strutture di vendita. Cosa unica al mondo. Non è una corsa ad armi pari. Per quanto riguarda gli e-book, non tutto può diventare liquido o digitale. La professionalità di un libraio non è sostituibile da un tasto. Per quanto riguarda la competizione commerciale, posso dirle che il mercato era sostanzialmente in equilibrio fino a quando il libro non è entrato nella Grande Distribuzione Organizzata in maniera massiccia e senza alcun controllo. Siamo stati per anni lo specchietto per le allodole. I libri erano venduti anche “in perdita” pur di attirare le persone nei supermercati. Superata quella fase, per noi di devastazione, e nel mezzo di una crisi economica che incide nella carne viva degli italiani, ora si prova a ri-cominciare. Vogliamo vivere la crisi come un’opportunità”.
Una richiesta secca al Sindaco di Roma per aiutare i librai in crisi?
“Sgravi fiscali per quelle strutture che hanno difficoltà a sostenere i canoni di locazione, la possibilità di rivedere alcune imposte comunali troppo onerose per la nostra categoria. Le librerie sono un presidio di civiltà non solo dei semplici negozi, se chiudono la città si desertifica. Potrà anche tornare a crescere in senso economico, ma dove non c’è produzione e consumo culturale è impossibile che si viva bene. Le librerie, sono come la Fortezza Bastiani raccontata da Buzzati: un presidio contro il nemico dell’ignoranza e della violenza. Un popolo che smette di leggere, regredisce sotto ogni punto di vista.
Ma l’appello più grande lo faccio ai lettori: ogni volta che acquistate un libro sul web togliete una goccia di linfa vitale alle librerie indipendenti, venite ad acquistare i libri personalmente. Sostenete la cultura”.
