Per molto tempo il consumo di droghe e alcolici è stato associato soprattutto all’idea della trasgressione: un comportamento estremo, confinato a determinati ambienti, spesso raccontato attraverso gli episodi più drammatici. I dati più recenti sulle dipendenze nel Lazio restituiscono invece un quadro più articolato. Il fenomeno va ben oltre gli eccessi che saltano immediatamente all’occhio e trova spazio anche in quella quotidianità che, spesso, passa inosservata. È quanto emerge dalla Relazione territoriale sulle dipendenze del Dipartimento di Epidemiologia, che registra una crescita degli ingressi ai servizi legati principalmente a cocaina e cannabis, con un coinvolgimento sempre più rilevante delle fasce più giovani della popolazione.
Sempre più giovani si avvicinano alle sostanze e all’alcol

Tra le persone seguite, una quota importante riferisce di aver iniziato a consumare stupefacenti già durante l’adolescenza. Un dato che conferma come il primo contatto con le droghe avvenga in un’età sempre più precoce e in contesti in cui la percezione del rischio può risultare attenuata. Secondo la relazione, nel 2025 sono state quasi 2.500 le nuove prese in carico per disturbi legati all’uso di sostanze e, tra queste, 272 hanno riguardato ragazzi con meno di vent’anni. Nella fascia compresa tra i 14 e i 25 anni, poi, la cannabis rappresenta la sostanza maggiormente associata ai percorsi di trattamento, seguita dalla cocaina e, con un’incidenza inferiore, dagli oppiacei.
Il report evidenzia inoltre come ci siano tanti ragazzi con età compresa fra i 14 e i 17 anni che sia apprestino già ad un primo utilizzo, mentre una quota più contenuta riferisce un esordio addirittura prima dei 14. Numeri che confermano quanto l’età si stia progressivamente abbassando e che riportano al centro il tema della prevenzione. Alcol e droghe si inseriscono ormai nei contesti del divertimento, della socialità e, in alcuni casi, nella ricerca di prestazioni migliori, perdendo progressivamente quell’aura di eccezionalità che un tempo le circondava.
Una realtà sempre più difficile da intercettare
Che la cocaina rappresenti oggi una delle criticità più rilevanti lo dimostrano episodi che, nelle ultime settimane, hanno visto protagonista proprio la Capitale. Il riferimento è al caso della Bufalotta, quartiere finito sotto i riflettori dopo gli studi che hanno rilevato elevate concentrazioni di residui della sostanza nell’aria. Si tratta di un dato diverso rispetto a quelli raccolti dal Dipartimento di Epidemiologia, certo, ma contribuisce comunque a restituire la percezione di una realtà sempre più diffusa sul territorio.
Uno degli aspetti più complessi legati al suo utilizzo, infatti, pare sia la sua capacità di convivere con una vita apparentemente normale. Chi sviluppa una dipendenza può continuare a studiare, lavorare e mantenere relazioni sociali senza attraversare, almeno nelle fasi iniziali, una crisi evidente o una condizione di isolamento. È esattamente questa apparente normalità a rendere più difficile intercettare il problema, specialmente quando il consumo viene giustificato con espressioni ricorrenti come “solo nel fine settimana“, “solo quando serve” o “solo per stare al passo con gli altri“.
Non a caso, la relazione del DEP mette in luce come le dipendenze siano, con maggiore costanza, meno riconducibili ad una singola sostanza. Emergono con crescente frequenza situazioni in cui consumo di droghe, abuso di alcol, gioco d’azzardo e altri comportamenti problematici si intrecciano, confermando la necessità di un approccio orientato alla cosiddetta poli-dipendenza. Ragion per cui è necessario lavorare maggiormente sulla prevenzione, individuando i segnali e senza ridurre il tutto alla mera disponibilità delle sostanze. E se ogni anno migliaia di persone chiedono aiuto, ne restano altrettante che non riconoscono il proprio disagio o lanciano un grido d’allarme solamente quando la situazione è compromessa.

