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Operai “in affitto” e fatture false: scoperta frode da 35 milioni nella logistica della grande distribuzione

La Guardia di Finanza di Roma ha scoperto un presunto sistema di somministrazione illecita di manodopera nella logistica della grande distribuzione. Coinvolti circa 1.800 lavoratori, undici società fittizie e una frode fiscale da oltre 35 milioni di euro. Denunciate 23 persone, mentre l’INPS ha quantificato ulteriori sanzioni per oltre 7 milioni di euro.

Operai “in affitto” e fatture false: scoperta frode da 35 milioni nella logistica della grande distribuzione

La Guardia di Finanza smantella un presunto sistema basato su società “serbatoio” utilizzate per assumere formalmente circa 1.800 lavoratori. Contestati oltre 35 milioni di euro di fatture inesistenti, 10 milioni di IVA evasa e 23 persone denunciate.

Dietro i magazzini della GDO un esercito di lavoratori senza tutele

Dietro la frenesia con cui ogni giorno scaffali e magazzini della grande distribuzione vengono riforniti si nascondeva, secondo gli investigatori, un sofisticato meccanismo costruito per abbattere artificialmente il costo del lavoro. La Guardia di Finanza di Roma, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Velletri, ha portato alla luce un presunto sistema che avrebbe coinvolto circa 1.800 lavoratori impiegati nella logistica attraverso una rete di società prive di una reale struttura operativa.

Il modello contestato dagli investigatori era quello delle cosiddette “società serbatoio”: undici imprese create esclusivamente per figurare come datrici di lavoro, senza svolgere alcuna attività autonoma. Formalmente stipulavano contratti di appalto, ma nella ricostruzione delle Fiamme Gialle avrebbero avuto il solo scopo di mettere personale a disposizione della società consortile che gestiva realmente i servizi logistici per diversi operatori della grande distribuzione del Lazio.

Fatture inesistenti, IVA evasa e contributi mai versati

Il vantaggio economico sarebbe stato enorme. Secondo gli accertamenti, tra il 2020 e il 2022 il sistema avrebbe generato oltre 35 milioni di euro di fatture per operazioni inesistenti, consentendo un’evasione IVA superiore ai 10 milioni di euro, oltre all’utilizzo di crediti d’imposta ritenuti inesistenti per circa 1,7 milioni.

Il prezzo più alto, però, rischiavano di pagarlo proprio i lavoratori. Pur risultando regolarmente assunti, i contributi previdenziali e assistenziali non sarebbero stati versati correttamente, con conseguenze dirette sulle future posizioni pensionistiche. Grazie all’incrocio dei dati tra Guardia di Finanza e INPS è stato possibile ricostruire i flussi contributivi, facendo emergere ulteriori sanzioni per oltre 7 milioni di euro.

Ventitré denunciati e riflettori puntati anche sui committenti

L’inchiesta si è conclusa con la denuncia di 23 persone e la segnalazione di 11 società per reati che vanno dalle fatture false alla somministrazione fraudolenta di manodopera fino all’indebita compensazione di crediti fiscali.

La vicenda potrebbe avere conseguenze anche per i committenti dei servizi logistici. La normativa prevede infatti, nei casi di appalti irregolari, la responsabilità solidale, che può comportare l’obbligo di rispondere anche dei contributi e delle imposte non versati dalle società appaltatrici.

L’operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi degli ultimi anni nel comparto della logistica laziale, un settore dove la corsa ai prezzi più bassi rischia talvolta di trasformare il lavoro in una semplice voce di costo da comprimere. Stavolta, però, il conto rischia di essere molto più salato dei risparmi ottenuti.