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Ostia può riabbracciare Donato Ferdori, il professore arrestato in Cisgiordania: «Ho subìto violenze in carcere»

Ostia può riabbracciare Donato Ferdori, il professore arrestato in Cisgiordania: «Ho subìto violenze in carcere»

Donato Ferdori è rientrato a Fiumicino dopo sei giorni di detenzione in Israele. Il racconto delle umiliazioni e l’accoglienza di studenti e colleghi.

Il ritorno a casa, l’abbraccio con gli studenti e il sollievo dopo giorni di paura. Ma anche il racconto di un’esperienza che difficilmente potrà essere dimenticata. Donato Ferdori, 56 anni, insegnante di storia e filosofia del liceo Anco Marzio di Ostia, è rientrato a Roma giovedì 5 novembre, dopo essere stato arrestato in Cisgiordania ed espulso dalle autorità israeliane. Ad attenderlo all’aeroporto di Fiumicino c’erano colleghi e alunni, mentre la sorella Chiara seguiva l’arrivo telefonicamente da Bologna. Un’accoglienza calorosa per il docente che, appena tornato in Italia, ha denunciato di aver subito maltrattamenti durante la detenzione.

Dalla raccolta delle olive all’arresto

La vicenda comincia il 25 settembre, quando Ferdori raggiunge i territori palestinesi per collaborare con l’International Solidarity Movement, organizzazione impegnata in attività di solidarietà e accompagnamento della popolazione locale. Il suo compito è affiancare gli agricoltori durante la raccolta delle olive, un’attività quotidiana che in Cisgiordania si svolge in un contesto segnato da fortissime tensioni.

Il 29 ottobre, nel villaggio di al-Lubban al Gharbi, nei pressi di Ramallah, arriva il fermo da parte dei militari israeliani. La contestazione riguarda la presunta violazione di un’area sottoposta a restrizioni militari. Il professore respinge l’accusa e decide di non accettare immediatamente il rimpatrio, sostenendo di non aver commesso alcun illecito. Una scelta che prolunga la permanenza nel carcere israeliano di Givon.

Il racconto della detenzione: spinte, umiliazioni e intimidazioni

Una volta tornato in Italia, Ferdori descrive giorni particolarmente pesanti. Racconta di pressioni psicologiche, aggressioni fisiche, perquisizioni umilianti e comportamenti intimidatori da parte del personale carcerario. Secondo la sua testimonianza, sarebbe stato costretto a spogliarsi senza giustificazione e sollecitato a pronunciare dichiarazioni di sostegno a Israele. Accuse gravi, riferite direttamente dal docente, sulle quali non risultano accertamenti indipendenti conclusivi.

Ma Ferdori non vuole che l’attenzione rimanga concentrata esclusivamente sulla propria esperienza. Il suo pensiero va soprattutto ai detenuti palestinesi, che, osserva, non possono contare sulle stesse tutele diplomatiche di un cittadino italiano. La vicenda ha avuto anche un seguito politico, con un’interrogazione parlamentare sulle circostanze dell’arresto e sulle garanzie riconosciute durante la detenzione.

Adesso il professore è nuovamente a Roma. Ritrova la sua scuola e gli studenti, ma porta con sé una testimonianza destinata ad alimentare il dibattito sul rispetto dei diritti umani.

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