A Ostia il mare prova finalmente a tornare visibile. Non soltanto dalle terrazze degli stabilimenti, dalle cabine riservate o dietro una fila ordinata di ombrelloni a pagamento, ma anche dal lungomare, come accade in una normale città affacciata sulla costa. La trasformazione del litorale romano è arrivata persino sulle pagine del Times, che racconta la “ribellione” contro un sistema balneare accusato di avere progressivamente sottratto spiagge e orizzonte alla collettività.
Il vuoto lasciato dal vecchio beach club
Il simbolo della svolta è lo spazio rimasto dopo la demolizione di uno storico stabilimento, un complesso fatto di marmi, colonne, ristorante e cabine. Dell’antica struttura restano alcune scalinate che oggi non conducono più a un ingresso riservato, ma direttamente alla sabbia e al mare libero.
È da questa immagine che il quotidiano britannico parte per descrivere il nuovo corso del Campidoglio. L’assessore Tobia Zevi parla di una costa diventata per troppo tempo espressione di “potere e arroganza” e rivendica la volontà di modificare radicalmente il rapporto tra Ostia e il suo arenile.
Da 70 stabilimenti a 35
Il piano del sindaco Roberto Gualtieri punta ad aumentare le spiagge gratuite dagli attuali 1,2 chilometri a 6,5, più della metà degli 11,3 chilometri di costa romana. Parallelamente, gli stabilimenti dovrebbero scendere da oltre settanta a circa trentacinque.
Non solo. Il Comune vuole creare accessi pubblici ogni 300 metri e ridurre l’effetto barriera prodotto da cabine e strutture che, in alcuni tratti, impediscono perfino di vedere il mare dalla strada.
Il reportage inserisce Ostia in una contestazione ormai nazionale. Secondo Legambiente, gli stabilimenti occupano il 43% delle spiagge italiane, con percentuali ancora maggiori in alcune regioni. Intanto i prezzi sarebbero cresciuti del 24% in cinque anni, alimentando soprattutto tra i più giovani la richiesta di coste meno esclusive.
La rivoluzione ostiense è ancora tutta da completare. Ma almeno il primo muro, fisico e culturale, comincia a mostrare qualche crepa. E per una volta il mare di Roma potrebbe tornare a essere non soltanto uno sfondo, ma un diritto.

