Continua la tensione a Tor Sapienza, quartiere degradato alla periferia di Roma dove dopo gli scontri con i migranti ospitati nel centro di accoglienza, i residenti di viale Morandi hanno contestato duramente il sindaco Ignazio Marino, all’uscita del bar dove il primo cittadino ha ricevuto per oltre mezz’ora una delegazione di cittadini per ascoltare le loro opinioni sulle tensioni sociali che da giorni scuotono il quartiere.
Scortato da un nutrito cordone di forze dell’ordine, Marino si è poi diretto all’interno del cortile delle palazzine dalle quali è partita la protesta per verificare il degrado dello stabile. Una passeggiata apostrofata per lunghi tratti dalle grida dei residenti, che tra l’altro hanno chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco.
Lo stesso Marino, nel corso del sopralluogo tra le palazzine del quartiere ha poi dichiarato: “Hanno detto che queste persone sono razziste, ma non è così. Sono persone del quartiere che cercano solo la felicità. Li ringrazio perché mi hanno detto che sarebbero felici di vedere i loro bambini giocare con altri bambini che vengono da differenti parti del mondo”. Sul programma per arrivare a una soluzione delle tensioni, il primo cittadino ha invece affermato: “Abbiamo stabilito delle priorità e domani alle undici riceverò una rappresentanza di residenti in Campidoglio per stilare insieme un progetto di riqualificazione. È un punto di partenza da cui muoversi. A Roma vogliamo essere orgogliosi della nostra accoglienza”.
In visita al quartiere anche l’europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio. “Nelle periferie romane c’è un deserto della politica. Non escludo di prendere la cittadinanza romana ma se dovessi impegnarmi politicamente sul territorio non lo farei per Tor Sapienza. Sono molto legato al quartiere di Settecamini e, in caso, sceglierei di impegnarmi lì”. Borghezio ha poi aggiunto che cercherà di incontrare il sindaco Marino per consegnargli una mappa delle zone più colpite dal disagio.
Durante la mattina era stato respinto il tentativo di rientrare nel centro di accoglienza di viale Giorgio Morandi a Tor Sapienza di almeno una quindicina di rifugiati che sono stati trasferiti dopo gli scontri che da giorni stanno incendiando il quartiere. I giovani, tutti minorenni, sono stati nuovamente portati via dalle forze dell’ordine che gli hanno fatti salire su un pulmino con i vetri schermati.
“I minori erano tornati perché vogliono vivere qui, gli adulti resteranno qui nel centro” ha affermato Gabriella Errico, responsabile del centro di accoglienza di viale Giorgio Morandi. Il ritorno spontaneo dei migranti aveva diviso i residenti. “Non sono loro il problema – sostiene un padre di famiglia sceso in strada con due bambini al seguito – molti di questi ragazzi giocano con i nostri figli”. Diversa l’opinione di un’altra cittadina: “I giovani italiani non godono di alcuna tutela. Questi hanno assistenza e supporto. Per le istituzioni, i nostri giovani vengono in seconda battuta. Non è giusto”.
“La situazione di Tor Sapienza a Roma, ci insegna che l’integrazione è un argomento serio che non si risolve né con i razzismi né con il buonismo. Il Bene Comune non è mai banale o facile da realizzare, è frutto di un lavoro paziente, disinteressato e faticoso, un lavoro di tutti. Chi vuole fare il tifo per una campana piuttosto che per un’altra vada allo stadio”. Lo scrive, riferisce una nota, Gigi De Palo, capogruppo di CittadinixRoma, su Facebook.
“Cerchiamo risposte concrete – aggiunge – perché immigrazione e legalità possono e devono coesistere, senza nascondere la testa sotto la sabbia e senza fare finta che non sia complicato. Negare il problema alimenta solamente il razzismo e l’intolleranza dei cittadini già esautorati per la difficile quotidianità. Non si può pensare ad un percorso di integrazione serio senza il coinvolgimento concreto dell’associazionismo. Queste situazioni nascono per l’assenza di quegli ammortizzatori sociali che la nostra città potrebbe esportare nel mondo e che, invece, non riescono ad essere valorizzati come meriterebbero. Io sono pronto a fare la mia parte senza clamori e telecamere”.
