Cinque milioni di euro di danni per un temporale. O meglio per la paura che la pioggia potesse mettere a rischio la vita dei romani. Il Codacons ha calcolato per Affaritaliani i danni che l’allerta meteo proclamata su Roma ha inflitto ai cittadini dopo la chiusura delle scuole tra permessi, ferie, minore produttività e baby sitter.
“Migliaia di genitori hanno dovuto prendere un giorno di ferie non sapendo a chi affidare i propri figli”. La rabbia di Carlo Rienzi, presidente del Codacons che ha scelto Affaritaliani.it per denunciare i disagi che l’allarme rosso ha prodotti in città.
“Ciò che sta accadendo in queste ore a Roma è il risultato della logica della paura, che porta a provvedimenti estremi come la chiusura delle scuole e l’invito ai cittadini a rimanere a casa per timore di possibili incidenti legati al maltempo. Ma non si è capito che una simile misura sta provocando danni immensi agli utenti, ben più gravi di quelli prodotti da un temporale. Migliaia di genitori hanno dovuto prendere un giorno di ferie non sapendo a chi affidare i propri figli. Altri sono ricorsi a baby sitter per le ore di chiusura delle scuole. In entrambi i casi un danno economico ingente per le famiglie romane, che oltretutto alla luce della situazione meteo odierna appare ingiusto e abnorme.”
“Invece di ricorrere alla paura – conclude Rienzi – le istituzioni farebbero meglio a prevenire i disagi per la città, non chiudendo le scuole, ma attraverso una manutenzione costante di fogne, tombini, strade, sottopassi, stazioni metro, ecc., così da non paralizzare una metropoli come Roma alla prima pioggia”.
“In tutte le capitali del mondo piove. In tantissime nevica. Eppure le città non chiudono”. Al presidente del Codacons fa eco Fabio Desideri, responsabile per l’Internazionalizzazione di Confimprese Italia. “La vita continua e i ragazzi vanno a scuola. I trasporti, fondamentali per il lavoro e il fare impresa, funzionano, assicurando tempistiche certe”.
“Il 90% dell’economia italiana, e quindi romana, si basa sul sacrificio quotidiano delle Micro, Piccole e Medie Imprese. Ciò è inconfutabile – conclude – È urgente mettere i “piccoli” in condizione di operare, evitando la demagogia, spicciola e trasversale, degli annunci e delle finte indignazioni, che durano lo spazio di tempo fra un piovasco e l’altro”, ha concluso Desideri.


