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Per l’Angelo Mai riapertura lontana: almeno un anno di attesa. Il collettivo: “Roma perde uno spazio della sperimentazione”

La sua riapertura slitta di almeno un anno. Dopo il sopralluogo del 2 ottobre sono stati individuati gli interventi necessari: quelli strutturali saranno a carico del Comune, gli adeguamenti interni dell’associazione. Il collettivo denuncia tempi troppo lunghi, mentre Smeriglio lavora a una sede ponte e Zevi conferma il percorso verso una riapertura in sicurezza.

Per l’Angelo Mai riapertura lontana: almeno un anno di attesa. Il collettivo: “Roma perde uno spazio della sperimentazione”

Dopo lo sgombero di giugno, il sopralluogo con Comune, Ispettorato del Lavoro e forze dell’ordine fissa gli interventi necessari. I lavori strutturali del centro culturale saranno a carico di Roma Capitale, mentre gli adeguamenti interni spetteranno all’associazione. Smeriglio cerca una sede ponte, Zevi punta alla riapertura “in piena legalità e sicurezza”.

Per rivedere aperte le porte dell’Angelo Mai servirà ancora molta pazienza. Secondo quanto annunciato dagli stessi attivisti dello spazio culturale di via delle Terme di Caracalla, la chiusura potrebbe protrarsi per almeno un anno.

La previsione arriva dopo il sopralluogo effettuato il 2 ottobre da una commissione composta da Roma Capitale, Ispettorato del Lavoro e forze dell’ordine, chiamata a verificare condizioni dell’immobile e interventi indispensabili per arrivare alla rimozione dei sigilli.

Comune e associazione si dividono i lavori

Il quadro emerso separa nettamente le competenze: al Comune, proprietario dello stabile, toccheranno gli interventi strutturali indispensabili; al collettivo gli adeguamenti necessari per poter tornare a utilizzare gli spazi.

L’Angelo Mai era stato evacuato e chiuso dalla Questura nella notte tra il 27 e il 28 giugno, dopo che erano state riscontrate criticità legate alla sicurezza e all’idoneità della struttura. Un intervento arrivato mentre, sostengono gli attivisti, sembrava finalmente avvicinarsi una soluzione stabile per l’assegnazione dello spazio. Da allora il centro, attivo da oltre vent’anni nella produzione culturale indipendente romana, è rimasto fermo.

Per l’Angelo Mai riapertura lontana: almeno un anno di attesa. Il collettivo: “Roma perde uno spazio della sperimentazione”

Gli attivisti: “Tempi lunghissimi”

Il collettivo teme ora un percorso amministrativo lento e complicato. Nel messaggio diffuso sui social parla di “tempi lunghissimi” e torna a denunciare la fragilità degli spazi dedicati alla sperimentazione artistica nella Capitale. La preoccupazione riguarda soprattutto il destino della scena contemporanea, che secondo gli attivisti rischia di perdere uno dei pochi luoghi rimasti per performance, musica, teatro e produzioni fuori dai circuiti tradizionali.

Smeriglio cerca una soluzione ponte

L’assessore capitolino alla Cultura Massimiliano Smeriglio assicura che il Campidoglio resta in contatto con il collettivo e sta lavorando a una soluzione temporanea che consenta di ospitare almeno parte della stagione artistica prevista e sostenuta da Roma Capitale.

Sul fronte patrimoniale, l’assessore Tobia Zevi ricorda invece che l’immobile è ancora sottoposto a sequestro giudiziario e che il Comune sta predisponendo sia gli interventi necessari sia un nuovo bando per la valorizzazione dello spazio. L’obiettivo dichiarato è riaprire, ma senza scorciatoie: sicurezza, regolarità amministrativa e tempi tecnici restano i passaggi obbligati. Nel frattempo, per l’Angelo Mai si prepara a quello che rischia di essere l’anno più lungo della sua storia recente.