Con Who Are We Talking To? l’ex leader dei Genesis invita a superare le divisioni. Il nuovo album “o\i” arriva il 27 novembre
Peter Gabriel non considera la musica un semplice passatempo. A 76 anni, invece di ripassare i successi di una carriera monumentale, torna a interrogare il presente. Lo fa con Who Are We Talking To?, il singolo pubblicato il 26 ottobre che anticipa o\i, undicesimo album in studio, in uscita il 27 novembre per la sua etichetta Real World. La domanda del titolo, «Con chi stiamo parlando?», si rivolge a un’umanità che comunica continuamente, ma fatica a capirsi.
Dalle piazze al pianeta: la protesta senza frontiere
Gabriel scommette sui movimenti popolari e sulla loro capacità di influenzare le decisioni politiche. Quando le persone si organizzano in numeri sufficienti, sostiene, anche chi governa deve ascoltarle. Un ottimismo che lui stesso ammette possa sembrare ingenuo, soprattutto in tempi di muri e contrapposizioni permanenti.
Il ragionamento è semplice: clima, pandemie e intelligenza artificiale non conoscono dogane. Nessuno Stato, per quanto virtuoso, può gestirli da solo. Servono cittadini consapevoli di appartenere a una comunità globale, capaci di agire insieme anziché rifugiarsi nella trincea del «noi contro loro».
Hacker e paura: le potenze non sono invincibili
C’è poi il lato inquietante della riflessione. Le grandi potenze, osserva Gabriel, non sono inattaccabili: nell’era degli hacker, l’evoluzione dell’AI e del calcolo quantistico potrebbe mettere alla prova la sicurezza digitale. L’illusione di vivere al riparo dietro una frontiera rischia così di diventare il più costoso degli autoinganni.
Non è però una predica accompagnata da accordi malinconici. Who Are We Talking To? mescola funk e soul, guardando a Marvin Gaye, Fela Kuti e Curtis Mayfield: un messaggio politico che vuole anche far muovere i piedi. Alla chitarra c’è Leo Nocentelli; il primo mix pubblicato, Dark-Side, è di Mike Elizondo.
Anche l’arte prende posizione
A completare il singolo c’è Bloques, opera dello spagnolo Juan Genovés: piccole figure umane davanti a strutture geometriche imponenti. Per Gabriel quei blocchi simboleggiano gli ostacoli che dividono e opprimono, ma anche una forza che può essere impiegata in direzioni opposte.
Il disco o\i, concepito come complemento di i/o del 2023, conterrà tredici brani. Intanto Gabriel lancia il suo appello: meno tifoserie contrapposte, più responsabilità condivisa. E possibilmente senza dimenticare il ritmo.
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