Celle roventi, servizi igienici accanto alle cucine, scabbia e topi. I penalisti romani denunciano celle al limite dell’invivibile e chiedono interventi immediati. Dal 23 al 29 settembre scatterà per loro l’astensione dalle udienze.
C’è una frase che, più di qualsiasi statistica, fotografa la situazione delle carceri romane: «Il mio cane vive cinquanta volte meglio di un detenuto a Regina Coeli». A pronunciarla è Giuseppe Belcastro, presidente della Camera Penale di Roma. Una provocazione feroce, ma costruita su elementi molto concreti: acqua, assistenza sanitaria, possibilità di muoversi. Diritti elementari che, secondo i penalisti, dietro le mura dello storico carcere trasteverino diventano spesso concessioni.
Celle, caldo e acqua chiesta dalle feritoie
Una delegazione dell’Osservatorio carceri della Camera Penale ha visitato Regina Coeli nelle scorse settimane. Il quadro descritto è pesantissimo. Mancano i frigoriferi, i servizi igienici convivono con gli spazi dove si mangia e durante l’estate alcune sezioni sono diventate vere camere bollenti.
Particolarmente critica la situazione dell’area destinata all’assistenza psichiatrica, dove alcune finestre risultano schermate da plexiglas. Nelle cosiddette celle “pulite”, spiegano gli avvocati, anche ottenere dell’acqua può significare doverla chiedere agli agenti attraverso una feritoia. Non è più soltanto un problema di sovraffollamento. È la trasformazione della quotidianità in una somma di piccole e grandi privazioni.
Quarantasei suicidi e l’emergenza Rebibbia
Il dato nazionale completa il quadro: dall’inizio del 2026, secondo i penalisti, nelle carceri italiane si sono registrati 46 suicidi. E Roma non significa soltanto Regina Coeli. A Rebibbia vengono segnalati casi di scabbia e presenza di topi, mentre resta aperto il tema dell’assistenza sanitaria nelle strutture minorili e nei Cpr.
Per denunciare quella che definiscono una vera emergenza dello Stato di diritto, gli avvocati penalisti si asterranno dalle udienze dal 23 al 29 settembre. Perché il carcere toglie la libertà. Non dovrebbe mai togliere la dignità.


