E’ un canale lungo una decina di chilometri, un cuneo che unisce l’Aurelia con la Portuense. Una delle tante vallate della campagna romana, scavate dal tempo e dall’acqua e usate come cava di sabbia. Qui si giocano due partite formidabili: quella della chiusura della discarica più grande d’Europa e un pezzo fondamentale della rielezione del sindaco uscente Gianni Alemanno.
In quella porzione di terra che la città ha adibito a “servizi tecnologici”, c’è un inceneritore dei rifiuti ospedalieri, una gigantesca raffineria che assicura benzina e gasolio alla Capitale e al centro Italia, grazie al collegamento al mare con una pipeline; decine di micro aziende che vivono nell’orbita dei “giganti” e c’è la superdiscarica, un gassificatore a metà e un impianto per il trattamento biologico meccanico dei rifiuti.
A pochi passi da una montagna di rifiuti, c’è persino la sede del Consiglio regionale del Lazio. Una volta tanto la politica è arrivata seconda. Intorno alla discarica, sulle colline della via Portuense e della via Aurelia è nata una città totalmente abusiva che però le sagge giunte di sinistra hanno tollerato, tant’è che dopo i pozzi è arrivato l’acquedotto, la corrente e ora che molte delle case abusive sono assolutamente regolari e una buona parte trasformate anche in ville e villette, c’è pure l’adsl.
Qui Gianni Alemanno e Renata Polverini ci hanno messo la faccia. Nel quartiere che fu roccaforte della sinistra, i due “centrodestri” hanno deciso di pescare voti a mani piene. Hanno promesso che avrebbero fatto chiudere la discarica e stanno per prendersi meriti che però sono più dell’Europa che della politica locale. A mettere a rischio il prestigioso “Piano voti”, ci ha provato l’ipotesi giusta e naturale di collocare una nuova discarica dall’altra parte della valle Galeria, in quel buco che si chiama Monti dell’Ortaccio. Ora la voragine è a due passi dalla discarica che deve chiudere ma è anche a due passi dall’impianto di trattamento meccanico biologico che invece di lavorare dovrebbe “volare”. In un mondo ideale, una volta trasportati i rifiuti, sarebbe naturale triturarli, separarli e poi la minima quantità ormai inertizzata (cioé che non fa più schifo, non inquina e non puzza) portarla in discarica a pochi metri di distanza. E continuare così sino a quando la differenziata che il reuccio ha scoperto da due anni, non ridurrà quasi a zero la necessità di interrare.
Invece, no. La macchina dei voti ha calcolato che Monti dell’Ortaccio vale consensi e allora si mette di traverso. Il reuccio di Valle Galeria, nel tour elettorale rinnova le promesse di chiudere la super discarica (come se decidesse lui) e annuncia che non solo a Monti dell’Ortaccio non arriverà un grammo di rifiuto inertizzato, ma poiché alla demagogia non c’è limite, fa anche togliere il cartello che minacciava di aprire il cantiere.
Il recuccio non è solo. É accompagnato dal grintoso presidente del Municipio che soffia come Eolo sul vento della protesta. Solo che monarca e cortigiani, non dicono agli abitanti di Valle Galeria che, mentre Monti dell’Ortaccio è destinato al pascolo, la raffineria resta, la puzza di carburante pure, il via vai dei camion dell’Ama, idem. Tacciono e nascondo che l’intera zona necessita di un piano Marshall di bonifica e riordino, di un progetto che riporti la zona alla stessa vivibilità dei Parioli. Se è vero che a Valle Galeria non vivono abitanti di terza classe, via tutti gli impianti industriali aperti nella cittadella dei servizi.
A senso cavalcare la “protesta anti” per un pugno di voti e promettere di non aumentare l’entropia chimico-biologica trascurando quello che c’é, perché lì non si hanno risposte? Ha senso che un sindaco dica solo No e non proponga nessuna soluzione ai rifiuti? A Valle Galeria c’è bisogno di “pulire” l’aria e la terra dalle chiacchiere del reuccio che stacca cartelli. Ha tolto l’unica cosa che non inquina.
