Magari non abitate alla Falcognana e della discarica come si dice in perfetto slang “non ve ne po’ fregà de meno”. Ma anche se siete asserragliati ai Parioli o al Nuovo Salario oppure nell’isola del centro storico è bene che si accenda un po’ di sana preoccupazione per quanto sta accadendo nell’emergenza infinita della “monnezza”.
Il rischio che da due anni incombe su Roma si prepara a diventare certezza. L’Ama ha deciso che il 75 per cento dei rifiuti di Roma andrà in altre città e per questo mercoledì sera ha annunciato di aver aggiudicato una gara temporanea che permetterà per due mesi di liberare la città dai rifiuti. Il restante 25 per cento dovrebbe andare al Divino Amore. E fino qui l’exit strategy parrebbe funzionare. Solo che, nel rispetto della trasparenza, della limpidezza l’azienda della monnezza romana ha deciso di secretare temporaneamente i nomi delle associazioni temporanee di impresa che si intascheranno 113 euro per ogni tonnellata caricata su 40 camion e e spedita chissà dove.
Ma perché tanto segreto? La risposta è facile. Come accade alla Falcognana, anche in “località segreta” probabilmente in Emilia e in Lombardia, c’è il pericolo che le popolazioni locali possano inscenare proteste perché contrari ai rifiuti romani. E se fosse così addio gara e Roma nel caos totale. Due al massimo tre giorni dopo la chiusura di Malagrotta e la città si trasformerebbe in quell’icona del caos che è stata Napoli.
E poi c’è la Falcognana. Tra l’Enac che chiede di avere notizie per paura che i gabbiani possano bloccare il secondo scalo romano di Ciampino, una firma che manca da parte del ministro Andrea Orlando per autorizzare i superpoteri del Commissario e l’inevitabile certificato Antimafia per il gestore della discarica, i tempi si dilatano a dismisura. Impossibile che Falcognana apra prima di 30 giorni le porte.
Regione, Comune, Commissario e Ama ora tremano perché il sistema che hanno messo in piedi è come un castello di carte: basta un alito di vento al Nord, oppure una carta che non si mette al posto giusto e crolla tutto.
E nel frattempo non si placa la rivolta degli abitanti dei Castelli Romani e della zona del Divino Amore. Il calendario delle proteste è da brivido: si parte venerdì alle 14 con una manifestazione statica davanti la sede del ministero per l’Ambiente in via Cristoforo Colombo e si prosegue sabato a Santa Maria delle Mole con un’assemblea cittadina. Infine, e c’è chi giura che la protesta si trasfomerà in battaglia, lunedì 30 i cittadini di Falcognana, Divino Amore, Castel di Leva e Porta Medaglia partiranno dalle loro case a piedi per darsi appuntamento di fronte alla discarica della Falcognana. Non sarà un corteo ma una passeggiata organizzata che paralizzerà mezza città. L’obiettivo numero 1 è il Raccordo Anulare. Infine, sempre lunedì 30 ma di sera, a Valle Galeria la cerimonia spontanea dei cittadini per la chiusura simbolica di Malagrotta.

